In un’epoca in cui le industrie di moda detengono un enorme potere, quello di elevare la magrezza a parametro primario di bellezza, in una società caratterizzata dall’esaltazione dell’equazione bello= magro, in cui a calcare le passerelle degli eventi modaioli e mondani di tutto il mondo sono quasi sempre donne scheletriche, anoressiche, quasi invisibili, non sarebbe auspicabile un ritorno alla sinuosità, alla bellezza sana e realmente più vicina a noi donne? Proprio partendo da questi corpi, ritenuti così esteticamente perfetti da moltissime donne, così mediaticamente bombardate da un vero e proprio patologico culto della magrezza, che addirittura si consigliano via web su come mettere a punto strategie alimentari di rinuncia del cibo, potrebbe nascere una cura contro l’obesità. Secondo uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis, coordinato da Vanessa Ridauna e pubblicato su Science, in futuro i batteri nascosti nell’intestino delle persone molto magre potranno essere impiegati per creare nuove terapie di dimagrimento.
La composizione dei batteri che vivono nel nostro intestino varia da individuo a individuo, per cui non esistono due individui che ospitano lo stesso mix di microrganismi. Alla nascita, l’intestino è sterile, ma entro pochi minuti dal parto, germi presenti nella madre e nell’ambiente circostante iniziano a colonizzarlo. La flora batterica intestinale funge da barriera difensiva, capace di modificare l’ambiente intestinale, rendendolo sfavorevole alla proliferazione di agenti patogeni. Essa ha molteplici funzioni: favorisce l’assimilazione di alimenti e la digestione, assicura la regolarità intestinale, produce vitamine e altre sostanze importanti per il buono stato di salute dell’intestino e regola la funzione del sistema immunitario. Per il benessere dell’organismo è fondamentale mantenere l’equilibrio tra 3 grandi gruppi di batteri che popolano l’intestino: i batteri nocivi, quelli neutri e quelli buoni, principalmente attraverso una corretta alimentazione. I ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno prelevato cambioni di flora batterica dall’intestino di gemelli omozigoti, un fratello magro e un altro obeso o in sovrappeso, trapiantandoli nell’intestino di topi ingegnerizzati, privi di flora intestinale batterica propria.
Le cavie da laboratorio che hanno ricevuto batteri dei gemelli obesi hanno subito un aumento di peso rispetto ai topi destinatari della flora batterica dei gemelli magri. Successivamente, i topi oggetto dell’esperimento sono stati collocati tutti nelle stesse gabbie e dopo 10 giorni, quelli obesi sono diventati più magri, adottando il metabolismo dei roditori più snelli. I topi in linea, invece, hanno continuato a mantenere il loro metabolismo. Il cambiamento è stato causato da un trasferimento di batteri, appartenenti soprattutto al genere Bacteroides, dai topi magri ai topi grassi. La dieta, quindi, ha secondo i ricercatori influenzato questa trasmissione di batteri, poichè quando i topi sono stati nutriti con dieta americana, così tanto ricca di grassi e povera di fibre, non si è verificato alcuno scambio di batteri fra topi magri e topi grassi. Questa scoperta segna un passo importante per lo sviluppo di nuove terapie personalizzate, basate su probiotici e alimenti, per trattare o prevenire l’obesità.
