Salute, la dermatologa: “occhio a creme antirughe e sieri di bellezza senza dose e principio attivo impiegato”

CREME ANTIRUGHE - CopiaZoe Diana Draelos, autorevole dermatologa a livello mondiale e docente di dermatologia alla Duke university school of medicine di Durham, Stati Uniti,  dedica l’editoriale del nuovo numero del Journal of cosmetic dermatology alle creme antirughe più potenti e ai sieri di bellezza più innovativi, spesso detti “cosmeceutici”, per sottolinearne le differenze dai comuni belletti, sostenendo che hanno tutti un punto debole: manca qualsiasi riferimento alla dose e al tipo di principio attivo impiegato. La dermatologa dice che bisognerebbe chiedersi quante cellule staminali vegetali ci sono in un siero antirughe, quanti estratti vegetali sono contenuti nella crema idratante e quali tipi di erbe, pure o contaminate da tracce di metalli pesanti, pesticidi o tossine contengono.  “Al contrario dei farmaci che riportano sulle scatole il contenuto in milligrammi dei principi attivi e che sono fabbricati in modo standardizzato, sulle quantità e la qualità delle sostanze attive usate nei prodotti di bellezza si sa poco” sottolinea la specialista che invoca una maggiore precisione a fronte di una carenza di informazioni da parte delle industrie. “Dal punto di vista legislativo i cosmeceutici, ritenuti dai dermatologi più efficaci degli altri, sono invece classificati come i cosmetici, dove il concetto di dose non è mai esistito” precisa Draelos. “Ma i prodotti sono cambiati, contengono derivati botanici e sostanze innovative che apportano benefici alla pelle, una volta impensabili. Sulle etichette sono elencati solo gli ingredienti in ordine decrescente di concentrazione, senza le quantità”.  Secondo l’esperta è carente anche l’informazione sui rischi di contaminazione dei derivati botanici usati nelle creme. Su questo ultimo aspetto però qualcosa si muove: “I nuovi sistemi di produzione di estratti vegetali da bioreattori a partire da cellule staminali vegetali premette di avere ingredienti puri, mentre le erbe coltivate all’aperto possono essere contaminate dai pesticidi, impossibili da eliminare del tutto” conclude Draelos.