I ricercatori dell Universita’ di Milano-Bicocca e di Padova hanno scoperto il ruolo del Platelet-Derived Growth Factor-D , che è il responsabile della formazione del tessuto fibroso che facilita la crescita e la metastasi del tumore alle vie biliari, capendo come inibirne l’azione. Lo studio, pubblicato sul numero di settembre della rivista Hepatology, dimostra che le cellule tumorali producono un fattore di crescita, chiamato appunto PDGF-D, che stimola il richiamo attorno alle masse neoplastiche di fibrolasti responsabili della fibrosi tumorale e di altre cellule mesenchimali, che sono in grado di favorire la crescita e la capacita’ invasiva delle cellule tumorali. Alla ricerca, condotta nei laboratori diretti da Mario Strazzabosco presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia Interdisciplinare dell Universita’ di Milano-Bicocca, e nei laboratori di Luca Fabris del Dipartimento di Scienze Chirurgiche Oncologiche e Gastroenterologiche dell’Universita’ di Padova, e’ stata dedicata la copertina di Hepatology e un editoriale di accompagnamento. I ricercatori ipotizzano che i farmaci in grado di interferire con la forazione del tessuto fibroso peritumorale potrebbero rallentare sia la crescita sia la metastatizzazione di questo tipo di tumore. “Il colangiocarcinoma spiega il professor Strazzabosco – rappresenta una delle piu’ aggressive neoplasie maligne dell’apparato digerente. Si tratta di un tumore primitivo del fegato che origina dalle vie biliari, le strutture che servono a trasportare la bile dal fegato all intestino. Il colangiocarcinoma risponde poco alla chemioterapia e l intervento chirurgico, l unica possibilita’ curativa, e’ proponibile in pochi pazienti, in quanto, al momento della diagnosi, sono spesso gia’ presenti metastasi linfonodali. Capire quindi quali siano i meccanismi molecolari che favoriscono questa precoce metastatizzazione, e’ fondamentale per individuare nuovi bersagli e nuove strategie terapeutiche'”. Una delle caratteristiche del colangiocarcinoma e’ la presenza all interno del tumore di aree di fibrosi molto estese, densamente popolate da cellule chiamate fibroblasti associati al cancro (CAF). I CAF – dice il professor Fabris – nutrono le cellule tumorali cui inviano segnali cruciali che ne favoriscono la crescita e la disseminazione. Noi li abbiamo studiati e siamo riusciti a dimostrare che i CAF vengono richiamati dalle stesse cellule tumorali mediante la secrezione di un fattore di crescita, il PDGF-D, che agisce attivando una serie di segnali intercellulati, appartenenti alla famiglia delle Rho GTPasi e del JNK e per i quali sono noti inibitori specifici. “Abbiamo potuto infatti dimostrare aggiunge Massimiliano Cadamuro, co-autore dell articolo di Hepatology – come il meccanismo di comunicazione tra cellule tumorali e CAF possa essere specificamente bloccato da farmaci in grado di inibire i vari segnali coinvolti. I nostri studi sulle ricadute terapeutiche di questa scoperta continueranno quindi con la prospettiva di trovare nuove possibilita’ di trattamento per questa forma di neolpasia”.