Settembre “nero” per le alluvioni in nord America: diverse le aree devastate fra Messico e Stati Uniti, non solo per colpa delle tempeste tropicali

Le immagini dal Messico devastato da ben due tempeste tropicali
Le immagini dal Messico devastato da ben due tempeste tropicali

Nel giro di pochi giorni il nord America ha dovuto fare i conti con tre disastrosi eventi alluvionali che hanno cagionato diverse vittime e ingentissimi danni materiali, ancora da quantificare, anche se la cifra complessiva sforerà il miliardo di dollari. Come preannunciato nei giorni scorsi lo stato più colpito è il Messico, proprio a pochi giorni dei festeggiamenti per l’indipendenza della nazione, molto sentita dal popolo messicano, si trova ad affrontare ben due alluvioni per il passaggio di due distinte tempeste tropicali, la prima proveniente dall’oceano Pacifico orientale e la seconda dal golfo del Messico. Stavolta la furia delle piogge tropicali, scaricate dalle bande nuvolose della tempesta tropicale “Manuel”, non ha risparmiato neppure il noto centro turistico di Acapulco, conosciuto in tutto il mondo. La città, la più grande dello stato di Guerrero, è stata letteralmente inondata dalla valanga d’acqua e fango scesa dalle montagne del vicino retroterra, dopo tre giorni di piogge incessanti e forti rovesci che si sono abbattuti con grande intensità sulle aree montuose più interne dello stato di Guerrero e Oaxaca, le quali hanno fatto da sbarramento all’umidissimo flusso marittimo, da Sud e S-SO, richiamato da “Manuel”, durante il suo passaggio “rasente” la costa pacifica messicana.

Le due tempeste tropicali, “Manuel” ed “Ingrid”, mentre raggiungono gli stati del Messico centro-meridionale in modo quasi congiunto

L’enorme mole di umidità sollevata dalla profonda circolazione depressionaria tropicale, il cui minimo barico al suolo è sceso temporaneamente sotto i 990 hpa, impattando sui rilievi del vicino retroterra ha ammassato enormi nubi cumuliformi che hanno scaricato precipitazioni davvero abbondanti lungo lo stato di Oaxaca e Guerrero, con apporti ben oltre i 250-300 mm sulle zone montuose. Bande di pioggia provenienti dal Pacifico hanno colpito in pieno l’area attorno la città di Manzanillo, creando non pochi problemi per gli allagamenti e i soliti smottamenti sulle aree più interne. Ma la località di Acapulco ha pagato le conseguenze peggiore, in quanto le piogge più violente hanno investito le aree del vicino retroterra, riversando sulla costa pacifica enormi quantità di acqua e fango che hanno sommerso i quartieri poveri della periferia, ma anche Punta Diamante, una zona di alberghi dove le acque hanno raggiunto i 3 metri e dove si sono verificati furti e saccheggi nei negozi abbandonati.  L’esercito presidia la zona ma non sembra in grado di poter controllare anche i saccheggiatori oltre a impegnarsi nei soccorsi di emergenza. Lo stesso aeroporto di Acapulco rimane inagibile, perché allagato, con le piste trasformate in pantani. Migliaia di turisti sono rimasti bloccati nella città, ed alcuni stanno provando ad abbandonarla via mare, tramite mezzi navali messi a disposizione dalle autorità messicane.

Dall’altra parte del paese, lungo la costa orientale affacciata sul golfo del Messico, la tempesta tropicale “Ingrid”, per un breve periodo divenuta uragano di 1^ categoria a nord della baia di Campeche, dopo aver raccolto tantissima umidità e calore latente dalle calde acque superficiali del settore occidentale del golfo del Messico, ha convogliato verso l’area a nord di Tampico imponenti bande nuvolose spiraliformi, sfornate dalle caldissime acque del golfo del Messico, che hanno dato luogo a forti piogge e rovesci particolarmente severi sulla fascia costiera dello stato di Veracruz. Le abbondanti piogge, a tratti rese molto fitte anche dai venti intensi, da NE e E-NE, che hanno oltrepassato la soglia degli 80-90 km/h, con picchi di oltre 100 km/h nella fascia costiera a nord di Tampico, hanno prodotto estesi allagamenti, frane e smottamenti sulle aree montuose più interne, dove in poche ore sarebbero caduti ben oltre i 200-250 mm, con picchi superiori ai 300 mm. Ma localmente, lungo il settore più meridionale della catena montuosa della Sierra Madre Orientale, si stimano apporti pluviometrici ben più abbondanti al confine fra lo stato di Veracruz e quello del Tamaulipas. L’ingente quantità d’acqua ha vulnerato i terreni, già saturi d’acqua dopo le abbondanti piogge delle scorse settimane. Di conseguenza sono state inevitabili le inondazioni e i “flash floods” sulle aree settentrionali dello stato di Veracruz, con enormi frane che hanno cancellato interi abitati. Per Il Messico si prefigura uno dei disastri naturali più costosi degli ultimi anni. Ma le bande nuvolose presenti sul bordo più settentrionale della tropical storm sono riuscite a spingersi molto più a nord del previsto, interessando le coste dello stato del Tamaulipas, sconfinando fin sui confini meridionali con lo stato del Texas. Da queste parti le piogge portate dall’aria umida tropicale pilotata dalla tempesta tropicale hanno avuto un effetto benefico, dato che vaste regioni al confine tra Messico settentrionale e Texas meridionale escono da una acuta fase siccitosa.

Drammatica la situazione in Colorado, si contano centinaia di dispersi e ingentissimi danni alle infrastrutture

Sono altrettanto drammatiche le immagini che provengono dallo stato del Colorado, negli USA, affossato da una delle peggiori alluvioni della storia recente, con centinaia di dispersi (in molti casi si tratta di persone isolate che non riescono a mettersi in contatto con i soccorritori a seguito della rottura dei cavi telefonici o per l’inagibilità di molte strade franate) e decine di abitazioni distrutte dalla furia dell’acqua. Ma in questo caso non c’è di mezzo una tempesta tropicale, siamo nel cuore degli Stati Uniti centro-meridionali. Le piogge torrenziali sono state causate da un flusso di masse d’aria calde e molto umide, d’estrazione tropicale marittima, che dal golfo del Messico sono state richiamate verso gli stati dell’Arizona, New Mexico e Colorado, tramite una ventilazione sud-orientale che ha ammassato enormi quantitativi di umidità a ridosso del versante orientale delle Montagne Rocciose.

Il richiamo di aria umida da SE, aspirata direttamente dal settore occidentale del golfo del Messico, è stato attivato in seguito allo stazionamento di un “CUT-OFF” (vortice ciclonico chiuso in quota), fra lo Utah e l’Arizona, appena ad ovest del Colorado. Questo “CUT-OFF”, impossibilitato ad evolvere verso nord-est per la presenza di un robusto anticiclone di blocco che ha spinto il proprio asse principale verso lo stato canadese della British Columbia, per poco più di 3 giorni, è rimasto pressochè semi-stazionario sopra le aree desertiche del sud-ovest degli USA, poco ad ovest delle montagne del Colorado, e da quella posizione ha continuato a pilotare correnti di aria calda e umida da sud-est, nei medi e bassi strati, che hanno addensato tanta umidità sul versante orientale del Front Range, sulle aree sopravento all’umido flusso marittimo, carico di vapore acqueo acquistato sopra le calde acque superficiali del golfo. Una volta ammassato sotto i rilievi del Colorado, che raggiungono altezze di oltre i 4000 metri, la massa d’aria umida tropicale, richiamata dal “CUT-OFF” bloccato nel sud-ovest degli Stati Uniti, ha cominciato ad ascendere verso l’alto, in prossimità dei primi contrafforti montuosi, raffreddandosi sensibilmente e raggiungendo adiabaticamente la saturazione, con la conseguente formazioni di nuvole piuttosto compatte ed estese, lungo il versante di sopravento (fenomeno dello “stau”), che dopo essersi gonfiate hanno scaricato frequenti precipitazioni, anche a sfogo di rovescio o temporale.

Davvero impressionanti gli accumuli pluviometrici registrati dalle varie stazioni del National Weather Service. Solo ad Eldorato Springs, dopo 3 giorni di forti piogge battenti, sono caduti oltre “14,60 Inches”, circa 371 mm d’acqua. Le piogge torrenziali, esaltate dal considerevole “forcing” orografico imposto dalle Montagne Rocciose all’umida ventilazione meridionale proveniente dal golfo del Messico, hanno flagellato duramente anche la città di Aurora, dove l’accumulo totale in questi 3 giorni ha superato gli “11,88 Inches”, poco più di 301 mm. A Colorado Springs sono caduti oltre 230 mm d’acqua, distribuiti nell’arco degli ultimi 3 giorni, con piogge battenti e forti rovesci.