
Due terremoti sono avvenuti a poche ore di distanza in Turchia e in Eritrea. Dal punto di vista tettonico hanno in comune il fatto di essere entrambi avvenuti lungo il margine della Placca Arabica. Tuttavia il primo, che ha avuto luogo alle 22.40 di ieri sera nella Turchia orientale (magnitudo 4.9) è avvenuto al limite fra la Placca Arabica e quella Eurasiatica, mentre il secondo, registrato poche ore fa (magnitudo 5.0), è avvenuto lungo il margine estensionale del rift dell’Africa orientale, al confine fra la Placca Arabica e quella Africana. Si tratta dunque di aree molto distanti fra loro. Hanno in comune il fatto di essere causati dal lento spostamento delle placche tettoniche. Nel caso del sisma in Turchia, per la collisione della Placca Arabica contro quella Eurasiatica, nel caso del sisma in Eritrea invece per un movimento distensionale di allontanamento fra la Placca Africana e quella Arabica.
Scendendo più a sud, un altro forte terremoto ha avuto luogo lungo il margine fra la Placca Sud Americana e quella di Nazca. Il terremoto ha avuto magnitudo 4.9, ed è avvenuto alle 14.42 ora italiana al largo di Antofagasta, nel nord del Cile. Lungo il margine tettonico, uno dei più attivi dal punto di vista sismico e anche vulcanico, avviene la subduzione della Placca di Nazca sotto quella Sud Americana. Qui hanno luogo terremoti anche superiori a magnitudo 8.0, e frequenti eruzioni vulcaniche.
Risalendo verso il nord America, c’è stata attività sismica anche lungo il confine fra la Placca Pacifica e quella Nord Americana. In particolare, un terremoto di magnitudo 3.0 ha interessato l’area della California meridionale (ore 14.53), regione molto complessa dal punto di vista tettonico e soggetta anch’essa a terremoti anche molto forti. In quest’area il movimento tettonico relativo fra le due placche a contatto è di tipo trascorrente. Anche la California è area a fortissimo rischio sismico.
Continuando il viaggio attraverso il globo e spostandoci ancora verso occidente, si arriva in Giappone, dove un sisma di magnitudo 5.1 è stato registrato la scorsa notte (ora italiana), al largo di Honshu. Anche in questo caso l’origine del terremoto è legato alla collisione della Placca Pacifica contro quella Nord Americana, con la subduzione della prima lungo la fossa oceanica chiamata Fossa del Giappone.
Migliaia di km a sud del Giappone, in Papua Nuova Guinea, un sisma di magnitudo 4.5 si è verificato a est della città di Rabaul. In questo caso l’area del sisma è caratterizzata da una tettonica molto complessa, con la presenza di numerose microplacche. Tuttavia, semplificando molto, si può dire che il movimento principale è costituito dalla collisione della Placca Pacifica con quella Australiana, con la subduzione della prima sotto la seconda.
Infine, altri terremoti si sono verificati lungo il margine fra la Placca Eurasiatica e quella Australiana: due di magnitudo 4.6 e 4.7 in Indonesia ed uno di magnitudo 4.6 a sud est di Mohean, in India.
Tutti i terremoti avvenuti oggi lungo il margine della enorme Placca Pacifica, da quello del Cile al sisma in California, da quello delle Aleutine fino ai terremoti in Giappone e Nuova Guinea, ed anche i terremoti avvenuti a nord dell’Australia, sono localizzati lungo la Cintura di Fuoco (Ring of Fire), così chiamata perché lungo questa immaginaria “cintura” avvengono la maggior parte dei terremoti mondiali e sono presenti centinaia di vulcani attivi. Anche prendendo in considerazione la sola giornata di oggi, si può vedere come la maggior parte dei forti terremoti registrati sul pianeta sono avvenuti lungo questa fascia lunga oltre 40.000 km.
Ovviamente i terremoti qui riportati sono solo i più forti avvenuti oggi sul pianeta. Migliaia di altri terremoti di magnitudo inferiore a 3.0 si registrano ogni giorno, anche in aree con attività tettonica meno intensa, lontano dai margini di placca. Nella sola Italia sono avvenuti oggi 5 terremoti di magnitudo compresa fra 2.0 e 3.0. Inoltre analizzando più in dettaglio le situazioni tettoniche, si scopre un grado di complessitò via via maggiore. Tuttavia studiando il contesto in maniera globale si vede come la maggior parte dell’attività sismica quotidiana avvenga in corrispondenza dei margini tettonici, in zone dove è presente anche vulcanismo.
