Sarebbero almeno 80 le vittime del sisma di magnitudo 7,8che ha colpito oggi il Pakistan. Le autorita’ hanno proclamato lo stato di calamita’ naturale nel distretto sudoccidentale di Awaran, provincia del Balochistan, dove e’ stato registrato l’epicentro della scossa. Si teme che le vittime siano molte di piu’ e che soltanto con le luci dell’alba i soccorritori arriveranno nelle zone colpite e potranno rendersi conto dell’entita’ del disastro. Un responsabile della polizia locale, Muhammad Rafiq Laasi, ha detto che in Awaran oltre il 60% delle case sono crollate. Nella zona e’ all’opera una forza paramilitare locale, i ”Levies” che oggi ha trasferito 250 feriti in diversi ospedali della provincia.
“Siamo tutti scappati fuori per metterci in salvo nel campo aperto davanti a casa nostra. Molti altri vicini erano lì. Grazie a Dio nessuno è stato ferito nella nostra zona ma i muri delle nostre cinque case sono crollate” ha dichiarato Khair Mohammed Baluch, che vive nella città di Awaran, circa 50 chilometri a sud dell’epicentro del sisma. Il responsabile del Centro per i terremoti del Pakistam, Zahid Rafi, ha avvertito della possibilità di scosse di assestamento. L’area dove ha colpito il terremoto è al centro della ribellione che i separatisti del Belucistan conducono da anni contro il governo pakistano. I separatisti attaccano regolarmente i soldati pakistani e i simboli dello Stato, come ad esempio progetti di infastrutture.
Come spiegano i sismologi, il terremoto di oggi e’ avvenuto in una delle zone piu’ complesse della Terra, punto di incontro di tre placche tettoniche, la placca Indiana, a Sud-Est, la placca Araba a Sud-Ovest e la placca Eurasiatica a Nord. In particolare, Gianluca Valensise, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), ha detto che il sisma ”e’ stato generato da una struttura tettonica chiamata faglia Kirthar, orientata in direzione Nord-Est“. La rottura della faglia potrebbe avere un’estensione notevole, fino a 200 chilometri e tocca la regione montuosa e deserta del Balucistan, affacciata sull’Oceano Indiano. “In questa zona – spiega Valensise – si trova una catena montuosa con molti sistemi di pieghe, generati dal movimento di compressione causato dall’incontro delle tre placche“. Sia la placca Indiana sia quella Araba spingono contro la placca Eurasiatica e scivolano progressivamente sotto quest’ultima al ritmo, rispettivamente, di 4 e 2 centimetri l’anno. L’ultimo terremoto avvenuto in questa area, confortabile con quello di oggi, risale al 1935, a Quetta, con una magnitudo compresa fra 7,7 e 7,8, e con un bilancio di vittime che oscilla dai 30 mila ai 60 mila morti.