
L’esperto giapponese ha spiegato che fra i segnali di una possibile eruzione c’è il ”rigonfiamento del vulcano, con ‘sbuffi’ che preannunciano l’attività del magma” e il monitoraggio satellitare, con Gps, che consente di intervenire tempestivamente ”ma non se l’eruzione avviene dopo poche ore” e quindi il piano predisposto dalla Protezione civile che interessa i 18 Comuni abitati potrebbe non essere sufficiente. Ma se fra gli abitanti della zona c’è la consapevolezza del rischio perché vedono il vulcano, la stessa consapevolezza non c’è nel distretto dei Campi Flegrei, dove non c’è la forma conica del vulcano e la sua maggiore pericolosità è data dal fatto che non ha mai eruttato nello stesso punto.
Il vulcanologo giapponese ha aggiunto che ”non si puo’ dire quando un vulcano è più pericoloso perché uno quiescente può essere più pericoloso di uno in attività” e portando ad esempio il Giappone, ha spiegato che ”molti geoparchi sono vulcanici e molta gente vi vive e lavora ma con la consapevolezza e la conoscenza della pericolosità”, soprattutto perché ”c’è una educazione sin nelle scuole”.
