Aristotele fu il primo a ideare un modo di catalogare i viventi basato sull’osservazione delle loro caratteristiche e sullo studio non solo delle loro forme esterne, ma anche della loro anatomia, ossia della conformazione dei loro organi interni. Dai testi giunti sino a noi, apprendiamo che Aristotele descrisse circa 500 animali, accompagnando le sue descrizioni con disegni dettagliati delle sue osservazioni. Suddivise gli organismi viventi in due grandi regni : il regno vegetale( o delle piante), che comprendeva tutti gli organismi che ingeriscono cibo e non si muovono, il regno animale, costituito da organismi che ingeriscono cibo e si muovono. La sua classificazione rimase valida per secoli fino a quando Carl von Linnè, un naturalista svedese, verso la metà del Settecento, diede una svolta decisiva al corso degli eventi. Basandosi sul criterio secondo il quale “gli organismi che presentano caratteri simili devono far parte della stessa categoria” e dopo aver studiato un enorme numero di piante e animali, li suddivise in tanti gruppi, definendo “specie” ciascun gruppo.
La specie racchiudeva un insieme di individui simili nell’aspetto e nel comportamento, che dovevano anche essere in grado di incrociarsi fra loro e avere discendenti. Nella sua straordinaria opera “Systema Naturae“, Linneo attribuì ad ogni organismo esaminato un cognome (corrispondente al nome del Genere di appartenenza della specie considerata e di altre specie simili) e un nome (caratteristico di quella Specie), ad es. nel genere Canis esistono varie specie: Canis familiaris( cane domestico), Canis lupus (lupo), il Canis aureus (sciacallo) ecc. L’etologia è la disciplina che studia il comportamento degli animali vedendolo come il risultato di un processo connesso sia a fattori ereditari, che si traduce in comportamenti innati, programmati dai geni e trasmessi di generazione in generazione, che come connesso alla capacità degli organismi di adattare le proprie azioni in funzione dell’esperienza, si traduce in comportamenti appresi.

Si propose come madre sostitutiva e, dopo aver ripetuto l’esperimento più volte, confermò che gli anatroccoli covati e nati dalla loro madre biologica la seguivano, allo stesso modo in cui, quelli disposti in un’incubatrice, seguivano Lorenz, che avevano visto alla nascita, acquisendo l’imprinting verso lo stesso. Il termine “imprinting” deriva dall’inglese “impressione” e indica la forma di apprendimento caratteristica dei vertebrati che si verifica durante le prime fasi di vita (il cosidetto periodo sensibile), quando l’animale può essere facilmente impressionato da un oggetto o una persona che ha vicino, su cui dirigera’ particolari reazioni istintive. Il periodo sensibile, in cui l’animale sviluppera’ questo attaccamento irresistibile, è solitamente limitato ad alcune ore o a qualche giorno, in base alle diverse specie, allo stadio di sviluppo dell’animale al momento della nascita e alla durata dell’esposizione all’oggetto o alla persona. Ultimamente sul web compaiono giornalmente video e immagini di animali di specie diverse che convivono pacificamente, mettendo in luce come questi animali, seppure a volte cosi’ differenti tra loro, riescano a superar l’indifferenza e, nella peggiore delle ipotesi, l’ostilità, imparando l’arte della tolleranza, che è un atteggiamento che può essere appreso.
Gli animali hanno quindi da insegnare molto agli esseri umani, che non riescono a fare a meno di uccidersi pur parlando la stessa lingua, che non riescono a reprimere l’odio del bianco verso il bianco e l’odio del nero verso il nero, oltre a quello del bianco verso il nero, simbolo del razzismo per eccellenza e in cui il vincolo di sangue (familiarità) non è sinonimo di cooperazione, come erroneamente alcuni credono. Gli animali hanno molto da insegnare a noi umani, che forse non sappiamo neanche cosa sia la parola “umanità”, gli animali non odiano, pur cacciandosi e divorandosi a vicenda. La loro prerogativa non è l’odio, ma la sopravvivenza, preferendo l’indifferenza e uccidendo solo quando non hanno altra scelta. Ecco due delle storie che hanno commosso milioni di persone:
la storia di Owen, un tenerissimo “piccolo” ippopotamo di un anno, che ha perso la sua famiglia per via dello spietato tzunami che ha colpito le coste del Kenya nel 2004. Dopo essere stato tratto in salvo da volontari in stato di evidente shock, l’associazione ambientalista cui è stato affidato ha scelto una centenaria testuggine gigante, Mzee, per seguire scrupolosamente il processo di recupero dell’ippopotamo, estremamente impaurito, e la sceltà non è avvenuta a caso, anzi, si è pensato che la tartaruga per forma e colore avrebbe potuto ricordare ad Owen i soggetti della sua stessa specie. Il supporto della tartaruga è stato fondamentale per guidarlo, non ancora completamente svezzato, nel riconoscimento dei vegetali con cui alimentarsi e, dopo un graduale percorso di recupero, Owen è riuscito a reintegrarsi in un branco di altri ippopotami.
