Più fondi per la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico. È quanto sono tornati a chiedere oggi i Geologi, auspicando che la legge di stabilità prenda in considerazione questa voce. “Aspettiamo di vedere un programma serio e coraggioso di investimenti, non solo economici, che cominci dalle scuole”, è quanto ha affaermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.
“Aspettiamo di vedere attuata la proposta tecnico-economica – ha proseguito Graziano – di rifinanziamento del Progetto IFFI per lo studio ed il censimento delle frane approvata dalla Conferenza Stato-Regioni già nell’ottobre 2012”.
Inoltre, hanno ricordato oggi i Geologi, spendere in prevenzione farebbe risparmiare moltissimo le casse dello Stato: tutto ciò che non viene speso in prevenzione oggi, verrà speso domani per riparare i danni delle catastrofi, con la differenza che le riparazioni costano 10 volte più della prevenzione, e che le catastrofi generano morti e feriti che si sarebbe potuto salvare. Dal sito del Consiglio dei Geologi si legge una dichiarazione di Nicola Casagli, docente di Geologia Applicata presso l’Università di Firenze: “in Parlamento è ferma da tempo un’utile proposta di legge per scorporare dal Patto di stabilità gli investimenti per la difesa del territorio, basata sul presupposto che 1 euro speso in prevenzione determina un risparmio di 10 euro in riparazione dei danni. Non ci vorrebbe molto a capire questo semplice concetto e a superare le diffidenze dei burocrati contabili di Roma e Bruxelles”.
“Il Ministro dell’Ambiente nel gennaio 2013 – prosegue Casagli – ha chiesto con forza un Piano straordinario per il rischio idrogeologico, stimando un fabbisogno di circa 40 miliardi di euro in 15 anni per rimettere in ragionevole sicurezza l’Italia. Si tratta di meno di 3 miliardi di euro all’anno per un periodo limitato di tempo, da investire in modo preventivo per evitare danni e costi enormemente superiori. Curiosamente si tratta della stessa stima che era stata fatta già nel 1970 alla conclusione dei lavori della Commissione De Marchi, istituita all’indomani dell’alluvione di Firenze per la predisposizione di un Piano di protezione idrogeologica di tutto il Paese. Il Piano quindi c’è già, è pronto da 43 anni; peccato che in tutto questo tempo non siano mai state reperite risorse per finanziarlo in maniera adeguata.
La legge di stabilità in esame in questi giorni, affermano ancora i geologi, prevede uno stanziamento per la difesa del suolo di 30 milioni di euro, pochissimi in confronto a ciò che servirebbe: una “mancia” che le Regioni potranno usare solo per “interventi sporadici, scoordinati e sostanzialmente inutili perché, lo abbiamo imparato, il territorio si mette in sicurezza con la pianificazione di bacino e non con gli interventi “spot” che hanno l’unico effetto di scaricare il rischio da una zona a un’altra.”.
I geologi attraverso il loro Consiglio denunciano la gravità della situazione criticando anche gli stanziamenti di 7 miliardi previsti per il riarmo, con acquisito di navi da guerra e finanziamento di missioni militari all’estero. Soldi che si aggiungono ai 13 miliardi di euro già stanziati per i cacciabombardieri.
Il comunicato integrale del Consiglio nazionale dei Geologi può essere letto a questo indirizzo.
