
Azzeruole, giuggiole, sorbe, pere volpine, nespole, corniole, mele cotogne, melograni: questi sono solo alcuni dei tanti frutti autunnali che un tempo erano diffusissimi in Italia, che venivano raccolti dai boschi e dagli alberi spontanei e poi immagazzinati in casa per l’inverno, quando la carenza di frutta diventa maggiore. Si tratta di frutti che nulla hanno da invidiare ai più noti, e che hanno il pregio di essere nostrani: crescono alle nostre latitudini, sono a chilometro zero, e inoltre costituiscono una ricchezza del nostro territorio.
Le Aziende agricole casolane esporranno i loro prodotti in numerose bancarelle disposte nel comune faentino, fin dal sabato pomeriggio. La festa si è già tenuta lo scorso sabato 12 e domenica 13 ottobre e quello del 19-20 sarà un bis, visto il forte successo.
Con la festa dei frutti dimenticati, Casola Valsenio ha dato un esempio a tutto il territorio italiano di ciò che si può fare per tutelare la biodiversità, ma anche per incentivare il settore agricolo nostrano, in ginocchio da anni per la concorrenza delle grandi imprese agricole multinazionali. Nei supermercati di città il paradosso è che si trova frutta proveniente da ogni parte del mondo a cifre talvolta anche molto economiche, mentre sono introvabili i frutti di cui sono ricche le nostre campagne e montagne.