
Pur essendo già in Ottobre, periodo in cui tradizionalmente sull’oceano Indiano inizia la fase d’inversione dei Monsoni, mentre l’ITCZ comincia pian piano a scivolare verso l’equatore, seguendo il suo naturale arretramento verso sud, il pattern atmosferico dominante lungo le coste dell’Asia meridionale ricalca quello classico della stagione estiva. L’ITCZ, il meglio noto “fronte di convergenza intertropicale”, ancora rimane su una posizione piuttosto avanzata, appena a nord delle grandi isole indonesiane. Ciò sta favorendo il mantenimento, nei medi e bassi strati, della moderata ventilazione monsonica estiva, da SO e O-SO, fra i mari che circondano le isole indonesiane ed il settore più basso del mar Cinese Meridionale. I venti sud-occidentali, legati alla circolazione del “Monsone di SO”, sono direttamente collegati all’ITCZ e ad i vari suoi posizionamenti lungo tutto il bacino dell’oceano Indiano. Questo perché il “Monsone di SO”, che nel periodo estivo porta abbondantissime precipitazioni fra l’India e i vari paesi dell’Asia meridionale, dal Bangladesh alla Cina meridionale, lo possiamo considerare come un flusso derivato dall’Aliseo di SE, che agisce sopra i mari tropicali dell’emisfero australe. L’Aliseo australe di SE, che soffia con grande forza e costanza sull’oceano Indiano meridionale, invece di estinguersi in prossimità dell’equatore, continua il suo moto naturale sull’emisfero settentrionale.
A causa della rotazione della terra intorno al proprio asse, l’Aliseo di SE, una volta superato l’equatore, tende a deviare la sua direzione, assumendo dapprima la componente da Sud e poi quella più da S-SO e da SO, man mano che si sale di latitudine verso nord. La sua intensità è crescente man mano che si passa da 0° a 10°-15° di latitudine nord. Sopra tale latitudine il vento, che qui prenderà il nome di “Monsone di sud-ovest”, diviene anche burrascoso, fino a raggiungere forza 7-8 nella scala Beaufort, a ridosso delle coste del Pakistan meridionale, e India occidentale fino ad allargarsi all’ampio golfo del Bengala, al mar delle Andamane, golfo del Siam e mar Cinese Meridionale. Bisogna specificare che la direzione del Monsone estivo non è sempre quella tipica di SO o S-SO, ma viene modificata a seconda dei luoghi e delle condizioni bariche locali che si riscontrano subito dopo la formazione della profonda bassa pressione termica, da 990 hpa, tra Pakistan centro-meridionale e nord dell’India (sotto la catena montuosa dell’Himalaya). Ad esempio lungo le coste della Cina meridionale, Vietnam, Thailandia, Malesia, come sulle Filippine e sugli arcipelaghi indonesiani il Monsone estivo assume una direzione più da Sud o da SE (non per caso si parla pure di “Monsone di SE”), spirando spesso con minor forza e costanza rispetto al suo omonimo indiano. Addirittura, spostandoci più a nord, il flusso monsonico alle volte, invece di assumere la tradizionale componente meridionale gira più ad Est, trovandosi il minimo barico più ad occidente rispetto alla costa.
Questo posizionamento, ancora alto, del “fronte di convergenza intertropicale” sta anche instaurando le condizioni meteorologiche adatte per la formazione di importanti tempeste tropicali o tifoni sopra le calde acque superficiali del mar Cinese Meridionale. Difatti, l’interazione fra le umide e calde correnti monsoniche da SO e O-SO, che salgono dai mari indonesiani dopo essersi incanalati lungo lo Stretto di Makassar e lo Stretto di Karimata, con i tesi venti orientali, legati al ramo dell’Aliseo di NE, che entra dal Pacifico occidentale, per dipanarsi sul settore più settentrionale del mar Cinese Meridionale, attraverso il Canale di Taiwan, proprio attorno le coste cinesi meridionali, tende a generare degli ampi moti rotatori dei venti, nei bassi strati, che spesso possono fungere da innesto alla convenzione, favorendo la formazione di giovani depressioni tropicali pronte a rafforzarsi sensibilmente sopra le calde acque superficiali del mar Cinese Meridionale (+29°C +30°C). L’ingente quantitativo di calore latente fornito dal mar Cinese Meridionale è in grado di avviare il processo di “autoalimentazione” della circolazione depressionaria, la quale aspirando masse d’aria calde e cariche di vapore acqueo dalle acque circostanti tende sempre più ad intensificarsi e ad ingrossarsi, con una vera e propria esplosione dell’attività convettiva sui vari lati della tempesta.