
La cometa C/2012 S1 (ISON) si avvicina al Sole, e con essa l’attesa di scienziati e appassionati di vivere un potenziale evento celeste di grande importanza. La domanda alla quale si cerca una risposta è: “la cometa si renderà visibile anche ad occhio nudo o si limiterà ad essere disgregata dalle forze mareali del Sole?” Questi astri chiomati sono per lo più costituiti da ghiaccio, per cui sarebbe ragionevole pensare che il calore della nostra stella riesca facilmente a “sciogliere” l’oggetto. In realtà, le comete sono astri composti da materiali volatili negli strati più superficiali, ma possiedono anche una superficie di tipo roccioso. Un fattore molto importante lo svolge la gravità, la più debole delle quattro forze fisiche. I suoi effetti si rendono evidenti quando ne è coinvolto un corpo massiccio, ma nonostante ciò, essa è responsabile di un progetto molto più profondo. Senza la gravità non avremmo la sfericità della nostra Terra, i suoi oceani mutevoli, e i pianeti del sistema solare non si manterrebbero in orbita intorno al Sole con un certo ordine. Quando si parla di gravità ci vengono in mente le maree, un fenomeno che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo potuto osservare. Questo fenomeno è causato dalle forze mareali della Luna (in primis), abbastanza grande e vicina da causare un rigonfiamento sui lati opposti del nostro pianeta, e del Sole, seppur in maniera meno evidente. Insomma, le maree sono un dolce ricordo di come la gravità di un corpo planetario riesca ad influenzarne un altro senza “toccarlo” fisicamente.
La Terra, tuttavia, è il luogo meno opportuno per capire sin dove la gravità possa spingersi. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il nostro pianeta si presta ad ospitare forme di vita evolute. Nell’universo esistono luoghi dove le forze di marea possono essere stremamente violente.
Un rigonfiamento mareale è in realtà solo la flessione di un corpo a causa della forza differenziale sul lato vicino rispetto a quello opposto, ma se immaginassimo un corpo capace di essere modificato dalla sua forma sferica ad una freccia, capiremmo che la gravità non agisce soltanto sui fluidi facilmente malleabili come i nostri oceani. Cosa accadrebbe quindi se gli oceani fossero più rigidi? O se la Luna fosse più grande o si trovasse ad una distanza inferiore? In quel caso, sappiamo che le forze mareali potrebbero letteralmente fare un corpo a pezzi. Ed è ciò che accade quando le intense forze mareali del Sole vanno ad incontrarsi con una piccola cometa in viaggio verso il sistema solare interno. Ma è ciò che accade a qualsiasi piccolo corpo alle prese con delle forze molto più grandi. La frammentazione della cometa Shoemaker-Levy 9 del 1994 ad opera di Giove, ne è un esempio recente. Attratta dall’intensa attrazione gravitazionale del pianeta gigante, l’astro chiomato si spezzò in decine di frammenti che caddero nell’atmosfera gassosa del pianeta, generando immense “cicatrici” visibili per mesi. Eppure, l’evento accadde prima di avere un contatto diretto, non appena l’astro oltrepassò il cosiddetto Limite di Roche, la distanza minima dal centro di un corpo celeste al di sotto della quale un secondo corpo celeste minore che vi orbita attorno e che si mantenga coeso solo grazie alla propria forza di gravità, si frammenta per effetto delle forze di marea, cioè per la distorsione indotta dalla differenza di forza di gravità che agisce sulla parte del corpo celeste minore più vicina al corpo celeste maggiore, rispetto a quella più lontana. Questo “punto” è strettamente correlato alla densità interna del corpo più piccolo. Un oggetto denso può sopravvivere ad una distanza minore dal corpo più massiccio, e viceversa.