Salute: come riconoscere e prevenire i virus para-influenzali con pochi semplici comportamenti

Per via degli sbalzi climatici tipici autunnali, delle freddo e della pioggia che incombono improvvisamente, facendoci ritornare al chiuso, tra le mura protettive della nostra casa, i virus parainfluenzali sferrano i loro primi attacchi, determinando sonnolenza, patologie gastriche e dolori osteo-articolari che rallentano ogni nostra attività, accrescendo il senso di spossatezza. Si tratta di malattie infettive molto comuni, causate da virus appartenenti al genere paramixovirus, che scatenano effetti simili ai loro “parenti” virus influenzali ( appartenenti al genere ortomixovirus), ma sono molto più presenti nell’atmosfera. Esistono diversi tipi di virus parainfluenzali che, negli adulti, danno sintomi più leggeri, confinati ai tratti respiratori superiori (es. comune raffreddore), contratti facilmente a lavoro, quando vi è il contatto con molte persone, mentre nei neonati e nei bambini piccoli sono responsabili del 30-40% di tutte le infezioni acute delle vie respiratorie, colpendo anche il tratto respiratorio inferiore, ossia l’infezione può diffondersi al polmone. La manifestazione più pericolosa è la laringo-tracheo-bronchite acuta, con grave ostruzione delle vie respiratorie.

PARAINFLUENZA2 - CopiaLa malattia, dopo un periodo di incubazione che varia da un giorno ad una settimana, esordisce con sintomi di tipo influenzale (mal di gola, naso che cola, tosse secca, febbre che solitamente non supera i 38 °C e che, se non sono interessate le basse vie respiratorie, scompare in massimo 2-3 giorni, brividi di freddo e malessere generale). Negli anziani fragili o nel soggetto immunodepresso (es.paziente che ha subito un trapianto, con infezioni da Hiv o con neoplasia), il quadro clinico si presenta spesso più grave, con bronchite e polmonite. Tra le altre complicanze, possono esserci otite e sinusite.

Tra i disturbi più comuni,incominciando da quelli più lievi fino ai più complessi, troviamo:

  • febbre intorno ai 38°C o che li supera,
  • dolori osteoarticolari,
  • forte stanchezza,
  • malessere generalizzato,
  • diminuzione dell’appetito,
  • sintomi respiratori ( raffreddore, mal di gola, tosse stizzosa),
  • bronchite,
  • polmonite,
  • bronchiolite.

Per quanto concerne la diagnosi, un esame fisico ai seni può mostrare la mollezza, il gonfiore delle ghiandole o la gola arrossata. Il medico, tramite lo stetoscopio, ascoltando il petto e i polmoni, individua suoni anomali come crepitio o dispnea. Tra gli esami che possono essere effettuati troviamo:

  • l’emogasanalisi arteriosa o emogas o EGA, che serve a diagnosticare l’insufficienza respiratoria, valutandone la gravità e seguendone il decorso durante la terapia. Si tratta di un prelievo effettuato tramite una siringa eparinata a livello delle arterie radiale o femorale, o brachiale ( nei bambini), che deve essere messa in ghiaccio ed analizzata entro 20 minuti per evitare che il campione si coaguli,
  • esame del sangue
  • tamponi naso per effettuare un rapido test virale

E’ molto importante adottare comportamenti preventivi, come:

  • curare l’igiene delle mani, tramite l’utilizzo di detergenti neutri dotati di azione antisettica o con gel a contenuto alcolico,
  • avere l’accortezza di portare la mano davanti la bocca quando si tossisce o starnutisce per ripararla dalla fuoriuscita o dall’accesso di virus,
  • riposare il più possibile, dando tempo all’organismo di rispondere naturalmente,
  • isolarsi volontariamente a casa, soprattutto nei primi giorni di convalescenza, se si hanno malattie respiratorie febbrili,
  • evitare di disseminare ovunque fazzolettini di carta pieni di virus, preferendo quelli di stoffa,
  • far areare l’ambiente, mantenendo le temperature non superiori a 25°C, perchè questo secca le vie respiratorie,
  • umidificare l’ambiente,
  • eliminare le cattive abitudini che danneggiano le vie respiratorie (fumo).

La principale cura è quindi il riposo, ma se la febbre aumenta e si vogliono alleviare i sintomi che compromettono il recupero, il paracetamolo è il farmaco d’elezione per gestire gli stati febbrili. Si tratta di una molecola con proprietà antipiretiche e antidolorifiche, privo di effetti gastrolesivi, in quanto non provvisto di attività antinfiammatoria. In alcuni casi posso essere d’aiuto farmaci anti-tosse, decongestionanti nasali e mucolitici. Dato che attualmente non si dispone di un vaccino per prevenire l’infezione, la principale misura preventiva da adottare è quella di evitare i luoghi affollati durante i picchi di focolai infettivi, anche perchè i virus parainfluenzali umani hanno una facilità sorprendente di trasmissione, dato che una persona infetta emette attraverso la respirazione delle microgocce di saliva (dette anche goccioline di Fugge) che possono restare sospese in aria e veicolare agenti infettivi di molte malattie. I microbi, poi, sopravvivono facilmente su pelli e oggetti, mietendo molte vittime! Bevendo molto, consumando molta frutta e verdura di stagione, camomille, thè e tisane per reidratare, potrete alleviare fastidi alle vie respiratorie e ritrovare complessivamente un pò di sollievo.