
Durante il dialogo tra i rappresentanti della Sade si sarebbe detto che tutti i residenti quella sera sarebbero stati davanti alla televisione per una partita di calcio, che l’onda avrebbe avuto una altezza massima di una trentina di metri e che ”per quei quattro montanari non e’ il caso di preoccuparsi troppo”. Sul piano dei possibili sviluppi dell’indagine preliminare, il magistrato ha detto che si trattera’ anche di capire quali possano essere stati i protagonisti del dialogo nello studio notarile, ricordando che, se mai in linea di ipotesi dovessero emergere circostanze legate a persone indagate all’epoca, per il Vajont c’e’ gia’ stato un iter processuale conclusosi con alcune condanne e che non si puo’ procedere nei confronti delle stesse persone per gli stessi reati giudicati. ”Allo stato, comunque – ha ricordato Pavone – dobbiamo capire perche’ questa vicenda emerge solo oggi”. Il magistrato nell’arco della giornata fara’ anche acquisire agli atti la deposizione resa dal notaio nel corso della fase processuale e depositata pare in uno dei faldoni del processo presso l’Archivio di Stato di Belluno. Il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, ha riferito al quotidiano che la vicenda e’ ”sconvolgente”.
Vajont, fu una “frana pilotata”? La procura di Belluno apre un’inchiesta 50 anni dopo
