La plastica, essendo un materiale non biodegradabile, potrebbe causare un elevato impatto ambientale e, se bruciata, potrebbe sprigionare fumi tossici dannosi per la salute delle persone. Dopo la raccolta della plastica urbana effettuata dai comuni, avviene una selezione, che si svolge nei diversi impianti sparsi in Italia e una separazione delle plastica più pregiata. Il materiale ottenuto dalle plastiche più pregiate viene venduto in aste, cui hanno accesso aziende europee, in modo da garantire la tracciabilità dei rifiuti; il resto può essere utilizzato come combustibile e impiegato, ad esempio, in cementifici. A questo punto avviene il lavaggio e la macinazione, e successivamente la rigranulazione. Alla fine di questo processo abbiamo granuli o scaglie di plastica, che quindi non sono più classificati come un rifiuto, ma come materia prima seconda.
La plastica riciclata si presta a moltissimi utilizzi: serve a produrre altre bottiglie di plastica, per la pavimentazione e gli infissi, per la creazione di pannelli isolanti per edifici, per la produzione di arredi per giardini e recinzioni, per la realizzazione di accessori per l’ufficio e per dare origine a fibra sintetica chiamata pile. Ma la plastica è stata utilizzata in un modo davvero ingegnoso da Maria Ponce, una 78enne che ha realizzato a El Transito, un comune del Dipartimento di San Miguel, la “Casita Encantada”, una spettacolare casa fiabesca, costruita interamente con bottiglie e lattine di soda, tappi e altri contenitori in plastica colorata. Maria, che vive con il suo vecchio compagno che ha 102 anni, ha alle spalle una storia commuovente: è originaria di Ciudad Barrios (San Miguel) e la sua vecchia casa è stata distrutta da una bomba durante gli anni della guerra, non ricorda da chi, se dall’esercito o dai guerriglieri, ma di certo con la sua abitazione esplosa è andato via un pezzo della sua vita.
Insieme al compagno, Prudencio Amaya, e a sua figlia Rosa Lidia, si è spostata nei pressi del vulcano Chaparrastique, dedicandosi, da gente povera, alla coltivazione del mais e all’agricoltura, fino a che anche la loro seconda casa è stata distrutta , nel 1997, dall’impeto dell’uragano Mitch, che ha travolto altre 10.000 abitazioni. Di notte, nel 2005, ha sognato una casa in montagna fatta interamente in plastica e ciò le è sembrato una rivelazione divina. Si è quindi subito mobilitata per raccogliere lattine, tappi, bottiglie e contenitori in plastica girovagando per i cantoni limitrofi, impilando per quasi 6 mesi le bottiglie per formare le pareti e il pavimento della sua casa incantata. Maria e il suo compagno, che non cammina e non ha nemmeno una sedia a rotelle, servendosi di due bastoni costruiti dalla moglie, sopravvivono con soli 10 dollari a settimana, ottenuti col raccolto del mais e con le donazioni dei turisti c he si mettono in viaggio per andare a vedere la “ Casita Encantada”.