
La comunità internazionale punta a raggiungere nel 2015 un ambizioso accordo sulla lotta contro i cambiamenti climatici: obiettivo dell’intesa, che dovranno rispettare tutti i paesi per legge, è di ridurre le emissioni di Co2 per contenere il surriscaldamento globale a 2 gradi centigradi, invece delle previsioni attuali di 4 gradi. L’Ue e gli Stati uniti, in particolare, spingono per un impegno che preceda la prossima conferenza di Parigi del 2015.
“Vedo molte forze costruttive. All’interno dell’Unione europea stiamo spingendo per avere un percorso positivo verso Parigi e abbiamo molte altre forze che fanno altrettanto in maniera forte e chiara”, ha detto alla stampa il commissario europeo, Connie Hedegaard. Ma “c’è ancora il gruppo dei paesi in via di sviluppo (Lmdc, ndr) che la pensa in maniera differente”, ha aggiunto il commissario Ue.
Questo gruppo di una decina di paesi – Cina e India, ma anche Arabia Saudita, Venezuela e Bolivia – “vuole ripristinare la linea di demarcazione” tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. “Non è accettabile per l’Unione europea”, ha insistito Hedegaard. Questi paesi chiedono innanzitutto che il testo atteso alla fine della conferenza di Varsavia registri chiaramente che i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo siano trattati in maniera differente dall’accordo del 2015. In particolare essi esigono che siano richiesti degli “impegni” ai primi e delle “azioni” ai secondi. Un distinguo respinto nettamente dagli Stati Uniti, che lo ritengono ormai obsoleto.
I paesi Ldmc, da parte loro, si sono detti “scioccati” per “l’attacco senza precedenti da parte di Connie H. Della Commissione europea”. “È assolutamente inaccettabile che il capo dell’Unione europea stia cercando di condurre negoziati, lanciando accuse e puntando il dito attraverso i media”, hanno accusato, denunciando le ambizioni “deboli” dell’Ue in materia di riduzione del gas a effetto serra, e “la mancanza di progressi” sulla questione dell’assistenza finanziaria ai paesi del sud. “Se il processo subirà una battuta d’arresto a causa di questa incredibile uscita della signora Connie, se ne dovrà assumere le responsabilità”, è stato spiegato in un comunicato.
LA BOZZA DEL DOCUMENTO – Gli obiettivi per la riduzione delle emissioni inquinanti dovrebbero essere definiti “ben prima” del summit di Parigi del 2015, in modo che nella capitale francese si possa arrivare a siglare un accordo internazionale che li renda obbligatori. Questo è tutto quello che si legge nella bozza del documento finale della conferenza mondiale sul clima che si conclude oggi a Varsavia dopo due settimane di lavori. Niente scadenze predefinite, il che potrebbe portare al fallimento del summit, al quale ogni Paese potrebbe presentarsi con i propri desiderata scoprendo le carte solo all’ultimo.
Gli Stati uniti, attraverso il delegato Todd Stern, stanno spingendo per un “linguaggio più forte” nel documento, mentre l’Ue ha annunciato l’impegno a presentare i propri obiettivi per la riduzione delle emissioni già nel 2014. Frena soprattutto la Cina, riluttante a ogni nuovo impegno in campo ambientale. Gli obiettivi dovrebbero essere definiti e annunciati “nel corso del negoziato”, commenta il delegato cinese Liu Zhenmin. Pechino non ci sta a sottoporsi agli stessi tagli di emissioni proposti per i Paesi occidentali, che – sottolinea – hanno costruito la propria economia grazie ai carburanti fossili. Usa e Ue ribattono che la Cina, con il rapidissimo percorso di crescita degli ultimi decenni, non può più considerarsi un Paese in via di sviluppo. Il lavorio diplomatico sul documento prosegue a oltranza. “Ci aspetta una notte in piedi”, annuncia il viceministro dell’ambiente polacco Beata Jaczewska. “Ma speriamo ancora – aggiunge – di concludere le riunioni il prima possibile”.
