Dallo sbarco sulla luna alla scoperta di Kepler-78b, sempre più vicini al pianeta “gemello”della Terra

L’uomo, nel corso dei secoli,  è stato attanagliato da un dubbio: quello  concernente l’esistenza della vita oltre la Terra. E’ arrivato poi quel fatidico 20 luglio 1969: alle ore 22:56 EDT (le ore 5:56 ora italiana del 21 luglio), l’astronauta americano Neil Armstrong ha posato il primo piede umano sulla Luna. Tutto è iniziato con la missione del 16 luglio alle 9:32 ora locale, quando il gigantesco razzo vettore Saturno 5, alto oltre 11 metri, era stato lanciato dalla rampa 39/13 del Centro Spaziale Kennedy, in Florida.

Data l’assenza di un’atmosfera percettibile, l’assenza di acqua e gli enormi sbalzi di temperatura, è quasi certo che la Luna, nella faccia che noi vediamo, non possa ospitare la vita come noi la intendiamo. A ciò si somma l’azione letale dei raggi ultravioletti, non schermati dall’atmosfera, sulle cellule viventi, che avvalora l’ipotesi dell’inabitabilità. L’uomo è andato ben oltre allo sbarco sulla Luna, si è spinto fino allo studio degli esopianeti, ossia dei pianeti esterni al nostro Sistema Solare. Si tratta di una branca relativamente giovane dell’astronomia, visto che le prime conferme sull’esistenza di esopianeti si sono iniziate ad accumulare negli anni Novanta del secolo scorso.

Il Kepler è indubbiamente il più conosciuto “cacciatore di esopianeti”, ma vi sono altri metodi per identificarli: il metodo della velocità radiale, che ha fornito la maggior parte dei pianeti scoperti durante la prima fase delle ricerche, il metodo del transito, l’effetto della lente gravitazionale, il rilevamento diretto. L’individuazione di pianeti extrasolari mediante imaging diretto è resa molto difficile dal fatto che l’osservazione di tali corpi celesti è disturbata dalla luminosità della stella madre, che offusca la luminosità, molto più fioca, emessa dai pianeti. È più facile ottenere immagini dirette quando il pianeta è particolarmente massivo (molto più grande di Giove), la sua orbita è molto lontana dalla stella madre, ed è caldo, in modo da emettere radiazione infrarossa; si sono ottenute, così, immagini di pianeti che sono più luminosi all’infrarosso che nello spettro della luce visibile.

Proprio in tema di esopianeti, non posso non citare un’ultimissima notizia che sta facendo il giro del mondo, relativa alla scoperta di Kepler- 78b, un pianeta extrasolare che dista circa 700 anni luce dal nostro pianeta, ma che presenta caratteristiche molto simili ad esso. Kepler 78b, che si trova nella costellazione del Cigno, è simile per massa e densità alla Terra, è prevalentemente roccioso in superficie e ricco di ferro. Il suo nucleo è formato da ferro ed esso orbita attorno alla stella Kepler-78, da cui prende il nome. La sua orbita è strettissima: ha un periodo di rivoluzione che dura solo 8,5 ore ed è distante un centesimo di Unità Astronomica dalla sua stella che, nonostante abbia il 70% di massa del nostro Sole, a quella distanza rende la superficie molto rovente. Il clima infernale, con una temperatura che sulla superficie raggiunge i 2700 °C, è inospitale a forme di vita.

Il pianeta in questione è uno tra i tanti individuati dal satellite americano Kepler che, dopo essersi guadagnato la fama di “cacciatore di pianeti”,è fuoriuso dallo scorso maggio a causa dei suoi giroscopi malfunzionanti. Le caratteristiche di questo “gemello” della Terra dal clima atroce sono state descritte in due studi pubblicati su Nature, in cui, con lo spettrografo HARPS.N, sono state analizzate le variazioni di luce provenienti da Kepler-78. Gli studi sono il frutto della collaborazione internazionale tra il nostro INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), il Telescopio Nazionale Galileo ubicato nell’Osservatorio del Roque de Los Muchachos (Isola di La Palma, Canarie), che è il “gemello” dello strumento HARPS installato sul Telescopio di 3, 6 metri di diametro dell’ESO (Osservatorio di La Silla, Cile) e lo spettrometro Hires del Keck Observatory delle Hawaii.

Kepler-78 b ha un raggio tra il 16 e il 20% superiore a quello terrestre, una massa compresa tra 1,69 e 1,66 masse terrestri e una densità da 5,3 a 5,57 grammi per centimetro cubo, quindi incredibilmente simile a quella della Terra. Fabrizio Bignami, presidente dell’Inaf, commentando la scoperta ha detto “E’ un risultato straordinario. Mai si era arrivati cosi’ vicini a individuare un pianeta di massa e densita’ simili a quelli della Terra. Una dimostrazione di come la caccia agli esopianeti si stia affinando e di quanto sia stata corretta la scelta di installare lo spettrometro Harps al Telescopio Nazionale Galileo, mettendolo nelle condizioni di guardare lo stesso emisfero del satellite Kepler, usando sinergicamente due tecniche per rilevare pianeti extra solari“. Nonostante il clima torrido del pianeta Kepler -78b  sia incompatibile con la vita, un ulteriore passo avanti verso la scoperta di pianeti simili a quello terrestre è stato compiuto!