Eruzioni Etna, tutti i rischi dovuti alle “piogge nere” di cenere vulcanica: decalogo per difendersi al meglio

E’ una giornata come le altre: eppure, prima che ci si possa rendere conto di cosa stia succedendo, la terra trema, e si sente una forte esplosione, o magari più di una. Ecco che il cielo si oscura e un diluvio (letteralmente) di cenere vulcanica inizia a cadere dal cielo, ricoprendo ogni cosa con una spessa e grigia coltre di polvere. E’ quello che sta succedendo sempre più spesso intorno all’Etna, con la cenere dei parossismi vulcanici che arriva anche a grandi distanze (sabato addirittura fino in Puglia).
Forse la cenere viene più spesso considerata un fastidio che un pericolo, eppure minaccia vastissime aree di territorio: i venti possono trasportare le particelle per migliaia di chilometri, mettendo a rischio piante ed animali ovunque ricade.
I vulcani sono molto simili a delle bevande gassate: quando le bollicine di gas cercano di uscire fuori dalla bottiglia che è stata agitata, finiscono per portarsi dietro un po’ di liquido. Nel caso dei vulcani, i gas in uscita trasportano con sé il magma nell’aria. L’eruzione esplosiva violenta frammenta le rocce ed il magma si separa in particelle minuscole (un po’ come gli starnuti, che comportano l’emissione di goccioline infinitesimali) che poi si solidificano a contatto con l’aria, diventando cenere vulcanica.
Perciò questa è composta da piccolissime particelle di roccia, minerali e vetro vulcanico: le dimensioni dei frammenti variano da 0.001 mm a 2 mm, mentre i frammenti più grandi vengono classificati come lapilli e bombe vulcaniche. La cenere è dura e abrasiva e l’esatta composizione varia al variare dei minerali presenti nel magma.
3Quando la cenere è stata emessa in aria, tre fattori determinano quanto viaggerà lontano prima di ricadere a terra: la dimensione delle particelle (più sono grandi, più vicino cadranno); la velocità e la direzione del vento; il tipo di eruzione. Riguardo quest’ultimo c’è da dire che è proprio il tipo di eruzione che determina la quantità di cenere, le dimensioni delle particelle e l’altezza dell’atmosfera che raggiungeranno: possono sommarsi alle altre particelle presenti nell’aria che poi il vapore condensa in nuvole, e possono addirittura creare uno strato di polveri tale da impedire ai raggi solari di penetrare nell’atmosfera, facendo calare la temperatura (si pensi all’eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883, quando le temperature si sono abbassate di 1.2°C per un anno).
Comunque, la maggior parte della cenere ritorna giù, a terra, e le conseguenze possono essere lievi o devastanti: tutto dipende dalla quantità di ceneri generate dall’esplosione e la distanza dal vulcano del luogo in cui ricade. Può ricadere per pochi minuti, come per giorni e ricoprire ogni cosa di tonnellate di polvere. Un evento del genere può essere disorientante, spaventoso e persino mortale.
In grandi quantità, le ceneri vulcaniche costituiscono un pericolo per l’ambiente. Uno strato spesso di cenere priva le piante di luce solare, ossigeno e delle necessarie interazioni con gli altri organismi. Può persino uccidere i microrganismi che vivono nel sottosuolo. Se si deposita sugli alberi, può causare la rottura dei rami, proprio come accade quando nevica. Come se non bastasse, la cenere si porta dietro gli elementi chimici dell’eruzione: in caso di pH acido, può cambiare la composizione del suolo, rendendo impossibile la sopravvivenza di alcune piante.
La situazione è delicata anche con riferimento agli animali: la cenere che si deposita sugli insetti li appesantisce e li immobilizza; gli animali più grandi subiscono danni alla pelle e agli occhi. Se le particelle hanno un diametro inferiore ai 10 micron, possono essere inalate, e da qui le conseguenze sul sistema respiratorio, soprattutto se già di per sé sensibile. Elementi chimici dannosi come il fluoruro possono depositarsi non solo su animali ma anche su alimenti e acqua.
Ingenti quantità di cenere infliggono danni nell’immediato, ma a lungo termine, possono arricchire la composizione del suolo e del letto dei fiumi. Il processo può richiedere settimane, mesi o anche migliaia di anni, ma alla fine, la cenere può fornire carbonio organico e azoto, fondamentali per il regno vegetale e non solo.
Infine, quando si può depositare assieme al resto del materiale piroclastico in roccia o si può fondere in tufo, circondando e modificando il panorama. L’essere umano ha poi pensato a numerosi impieghi, facendolo diventare un materiale vero e proprio, incorporandolo nella ceramica, nei materiali di costruzione, componenti abrasivi e persino nel dentifricio.