Non è un caso se proprio in quest’area si è registrata una veloce crescita dei ghiacci marini che ora arrivano a lambire la costa della Siberia orientale. Il veloce raffreddamento dell’Artico, a sua volta, tende ad avere pesanti ripercussioni sulla circolazione generale atmosferica lungo l’emisfero boreale. Difatti il raffreddamento dell’area artica rafforza il “gradiente di geopotenziale” ed il “gradiente termico” fra le latitudini artiche e quelle temperate, producendo una notevole accelerata del flusso zonale fra le medie ed alte latitudini, con una progressiva intensificazione delle “Westerlies” fra il nord America, l’Europa e l’Asia centro-settentrionale. Il forte “gradiente di geopotenziale” che si viene a realizzare tende a rinforzare notevolmente il ramo principale del “getto polare” che comincia ad assumere un andamento più rettilineo, presentando potenti “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto” in quota), fra l’estremo oriente russo, gli States, il nord Atlantico e l’Europa. Questi “Jet Streaks”, particolarmente attivi sul Pacifico settentrionale, dove si assisterà ad un rafforzamento dell’attività ciclonica l’incremento delle avvezioni di vorticità positiva prodotte dai massimi di velocità del “getto” in quota, tagliano le spinte meridiane degli anticicloni oceanici, presenti fra il Pacifico settentrionale (anticiclone delle Aleutine) e il nord Atlantico (anticiclone delle Azzorre). Il sensibile rinforzo del “getto polare” impedisce cosi la costruzione di ampi flussi meridiani, inibendo in tal modo l’afflusso verso latitudini più meridionali delle masse d’aria, molto fredde e pesanti, presenti sopra il mar Glaciale Artico. Quest’ultime permarranno in loco, colmando la struttura del vortice polare troposferico che presenterà un ottima forma in sede polare, fino a gran parte del mese di Novembre e Dicembre.
Ma importanti segnali dell’instaurazione di un pattern atmosferico tipico autunnale arrivano anche dalla fascia tropicale ed equatoriale. Proprio in questi giorni sul Sahel inizia ad avanzare la stagione secca, con il graduale spostamento verso sud del baricentro del torrido anticiclone sub-tropicale sahariano, mentre al contempo l’ITCZ scivola sempre più a sud, in direzione del golfo di Guinea e del vasto bacino del Congo. Sull’area saheliana gli umidi venti da SO, legati al “Monsone di Guinea”, verranno sostituiti dai più secchi e torridi venti di “Harmattan” (corrispondente all’Aliseo di NE che spira sopra il vasto deserto del Sahara), che trasporteranno masse d’aria calde e secche dalla regione sahariana in direzione del Sahel. Il flusso secco dell’”Harmattan” ripristinerà la stabilità su tutta la fascia sub-sahariana, inibendo notevolmente l’attività convettiva che si è presentata in questi ultimi mesi e confinandola solo lungo le aree costiere affacciate sul golfo di Guinea, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, South Sudan, sud dell’Etiopia e Somalia, dove il passaggio dell’ITCZ favorirà lo sviluppo di intensi “Clusters temporaleschi” e sistemi temporaleschi a “Multicella”, capaci di dare la stura a forti rovesci di pioggia accompagnati da una vivace attività elettrica e da forti colpi di vento. E mentre l’ITCZ scivola verso latitudini più meridionali, confinando il grosso dell’attività convettiva verso l’Africa centrale, sulla fascia tropicale, l’inasprimento del “gradiente di geopotenziale” in quota con le alte latitudini attiva il “getto sub-tropicale” (quasi scomparso durante la stagione estiva), con un ramo principale che dalla fascia sahariana tende a scorrere sopra la penisola Arabica, per poi proseguire verso l’Iran meridionale, il sud del Pakistan, l’India, il Bangladesh, il Myanmar e la Cina meridionale.
