“Molte zone delle Marche sono state colpite da fenomeni alluvionali che hanno causato, oltre ad ingenti danni economici, anche la perdita di vite umane e questo non è più tollerabile. Il mondo geologico italiano attraverso il Consiglio Nazionale dei Geologi denuncia da anni il forte degrado idrogeologico del nostro territorio ma gli appelli finiscono quasi sempre inascoltati“. Chiaro Piero Farabollini , Consigliere dell’Ordine Nazionale dei Geologi, poche ore dopo gli eventi alluvionali che hanno colpito tutta la Regione Marche. “Basta andare indietro nel tempo di pochissimi anni per verificare che il territorio marchigiano ha dovuto subire più volte eventi disastrosi – ha proseguito Farabollini – legati a precipitazioni meteoriche “anomale”; tutto questo non può tuttavia dare l’alibi ad una inesistente pianificazione e programmazione territoriale. Stiamo pagando perché da allora non è stato fatto nulla di serio e programmatico“. La storia parla chiaro: “Ancona, 1972: due giorni di pioggia – ha proseguito il consigliere Nazionale dei Geologi – e si stacca la grande frana di Ancona che risulterà uno degli eventi più disastrosi della storia geologica d’Italia; Marche centrali, 1976; Tronto, 1992: 370mm in 24 ore che causarono il più imponente evento alluvionale delle Marche; Potenza, Chienti, Ete morto e Tenna, 1998; Marche centro- meridionali, 1999, 2000 e 2001; Aspio, 2006: in circa due ore caddero 80 millimetri di pioggia; Ete morto, 2009; Ete vivo, 2011” Ieri, 11 novembre, la cosiddetta “estate di San Martino” perché il clima si mostra generalmente più mite per pochi giorni, invece è stata la giornata che ha fatto registrare un impazzimento del clima che ha causato l’esondazione di diversi fiumi nel pesarese (fiumi Candigliano, Burano, Foglia e Metauro), nel maceratese (fiumi Potenza ed Ete morto) nell’ascolano (fiume Tronto).
Maltempo, geologi Marche: “paghiamo per un’inesistente pianificazione territoriale”
