Maltempo, l’Anci risponde a Gabrielli: “e allora facciamo la festa di protezione civile”

volontari di protezione civile‘’Apprendo che il Capo della Protezione civile Prefetto Gabrielli consiglia ai Sindaci di fare meno feste e più piani di protezione civile intendendo così che le risorse utili all’organizzazion e di eventi comunali possano invece essere dedicate alla redazione dei piani di protezione civile. Continuo a sostenere che dovremmo, tutti, superare questa impostazione e contrapposizione tra istituzioni e soprattutto tra componenti del sistema di protezione civile. Mettiamola così: Caro Prefetto Gabrielli, facciamo più feste della protezione civile nei Comuni italiani, in modo da coinvolgere di più i cittadini per una protezione civile finalmente partecipata. E’ necessario uscire dal fortino della protezione civile ed aprirsi agli amministratori che stanno sul territorio e ai cittadini. Qui non si tratta di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno perché secondo i dati del prefetto Gabrielli forniti alla commission e ambiente del Senato, oltre 6000 comuni italiani dispongono di un piano di protezione civile. Nella mia regione ad esempio il 100% dei Comuni dispone di un piano di emergenza protezione civile, seppure qualcuno speditivo. Adesso chiedo io al Prefetto: quante sono le regioni che dal 2001 dopo la riforma del titolo V della Costituzione hanno legiferato in materia di protezione civile? Quante sono le regioni che dispongono del piano regionale? Quante sono le regioni che hanno diffuso le linee guida per i piani comunali di protezione civile? Quante sono le risorse che le regioni e il dipartimento negli ultimi dieci anni hanno trasferito ai Comuni per la pianificazione e il sostegno dei servizi locali di protezione civile? A quest’ultima domanda possiamo rispondere con gli zero virgola, per non dire nulla, di oltre un miliardo di euro che il Dipartimento ha girato alle regioni. Ho appreso che secondo il Prefetto Gabrielli il Sistema nazionale e regionale di Allerta funzionerebbe e che il problema è altro e che lui si assumerebbe la responsabilit à dei eventuali procurati allarmi. Prendo atto di questa disponibilità del Prefetto, ma rispondo che non posso chiudere la mia città decine di volte all’anno solo perché non adeguiamo gli attuali strumenti di allerta come ci viene richiesto, tra l’altro, dal Ministero dell’Ambiente per adattarci tutti ai cambiamenti climatici. Io dispongo di altri dati, peraltro già trasmessi al Dipartimento e che segnalano inefficienze nel sistema di allerta, omissioni nel monitoraggio della situazione, carenze sui presidi dei Centri funzionali e di competenza delle Regioni. Mi piacerebbe avere una sede di confronto istituzionale, ma anche il Comitato Paritetico Stato Regioni Comuni sulla protezione civile – al quale abbiamo denunciato per tempo la situazione sul sistema di allerta – è bloccato e dal 31 ottobre 2012 ad oggi 27 novembre 2013 si è riunito una sola volta, per celebrare l’insediament o. Così non va bene”.