Era dal mese di Marzo che sui mari che circondano l’Italia non si verificavano burrasche di forte intensità, con raffiche di vento capaci di raggiungere l’intensità di tempesta, specie fra l’alto Adriatico ed il settore più occidentale del medio-alto Tirreno, dove si venute a realizzare delle vere e proprie bufere di vento, con raffiche che hanno superato la soglia dei 90-100 km/h. In quest’occasione quasi tutti bacini, ad eccezione dell’Adriatico meridionale, il settore più orientale del basso Tirreno e lo Ionio, sono stati duramente sferzati da venti burrascosi che hanno provocato un rapido incremento del moto ondoso, rendendo quasi tutti i mari da molto mossi ad agitati, fino a molto agitati il mar di Corsica, mar di Sardegna, il Tirreno occidentale e dalla giornata di lunedì 11 Novembre pure l’alto Adriatico, dove si sono prodotte imponenti onde di “mare vivo”, alte più di 4.0-5.0 metri che si sono dirette con grande impeto verso le coste di Romagna e Marche. Le intense burrasche di vento si sono originate a seguito dell’isolamento di una profonda circolazione depressionaria fra l’alto ed il medio Tirreno. La giovane depressione nella fase iniziale, è stata alimentata dalla discesa, fino al Mediterraneo centrale, del ramo discendente del “getto polare”, il quale ha contribuito ad esacerbare l’avvezione di vorticità positiva tra Corsica, Sardegna e Italia centro-settentrionale, favorendo cosi la rapida formazione della circolazione depressionaria che è stata di seguito riempita, lungo il suo bordo più occidentale, da masse d’aria più fredde, d’estrazione sub-polare marittima, a tutte le quote, scivolate sul margine orientale del promontorio anticiclonico delle Azzorre, disteso in direzione dell’Europa centrale.
L’aria fredda ha provocato un aumento della pressione barometrica sul lato occidentale della ciclogenesi, originando un fitto “gradiente barico orizzontale”. La stessa aria fredda, d’origine sub-polare marittima, in sfondamento dapprima dal Rodano (tramite forti venti di “mistral”), e in una seconda fase pure dal golfo di Trieste e dagli intagli naturali delle Alpi Dinariche, dopo aver aggirato l’ostacolo delle Alpi sia ad ovest che ad est, nella notte fra domenica 10 e lunedì 11 Novembre, scivolando verso sud-sud/est, ha approfondito in modo sensibile il vortice depressionario, che nel corso della nottata presentava un minimo barico sceso al di sotto dei 998-997 hpa al suolo. L’approfondimento della depressione italica, fino a 997 hpa, ha determinato un conseguente inspessimento del “gradiente barico orizzontale”, in particolare lungo il lato settentrionale e occidentale della circolazione ciclonica, dove si è generato un fitto groviglio di isobare molto ristrette fra di loro che presenteranno dei massimi di “gradiente” fra l’alto Adriatico, l’Italia settentrionale, e il mar Ligure, mar di Corsica e mar di Sardegna. Ma l’infittimento del “gradiente barico orizzontale”, lungo il lato settentrionale e occidentale della circolazione depressionaria, verrà notevolmente inasprito dalla spinta zonale dell’anticiclone delle Azzorre, che presenterà un proprio cuneo fin verso la Germania, il sud della Danimarca e l’Olanda, con massimi barici di oltre i 1028 hpa a nord dello spartiacque alpino.
E’ stata questa spinta anticiclonica verso levante, in direzione di Olanda, Danimarca meridionale e Germania, a spalancare le porte dei freddi venti di maestrale, tramontana e bora che fra domenica 10 e lunedì 11 Novembre hanno spazzato buona parte del nostro territorio nazionale, con raffiche di burrasca che toccheranno forza 7-8 sulla scala Beaufort, mentre in mare aperto, fra mar di Corsica, mar di Sardegna, Bocche di Bonifacio e golfo di Trieste, le raffiche potranno risultare molto forti, fino a lambire la soglia dei 90-100 km/h. Il consistente infittimento di isobare, fra Italia settentrionale e mari ad ovest della Sardegna, durante la giornata di domenica 10 Novembre, ha dato i natali ad una intensa maestralata che dal golfo del Leone si è estesa velocemente al mar di Corsica, mar di Sardegna, fino alle coste dell’omonima isola, con venti molto forti da O-NO e NO, che hanno toccato picchi di 80-90 km/h, con punte massime di oltre i 100-120 km/h lungo le coste della Sardegna orientale, dal golfo di Orosei fino alla zona di Capo Bellavista, dove nella serata di domenica sono subentrate raffiche di caduta, dai rilievi dell’entroterra sardo, molto forti, da O-NO e NO. Appena più a sud, la stazione di Capo Carbonara, una delle più ventose d’Italia e dell’intero Mediterraneo, ha segnato un picco di ben 61 nodi da 280°, ossia 112 km/h da Ovest. Nel corso della serata di domenica i forti venti di maestrale che hanno sferzeranno la Sardegna, con raffiche davvero impetuose, si sono propagati al medio-basso Tirreno sotto forma di intensi venti da Ovest, diretti fino alle coste del basso Lazio, Campania e Calabria tirrenica, subentrando su queste sotto forma di sostenuti, a tratti intensi venti di libeccio, che hanno raggiunto punte di 60 km/h fra la costa laziale e quella campana.
Dalla nottata appena trascorsa, con la discesa verso il medio-basso Tirreno del profondo minimo barico, davanti la Campania, e la contemporanea spinta verso la Germania delle propaggini più orientali dell’anticiclone oceanico, un sensibile rinforzo dei venti, da NE si è generato pure sull’alto Adriatico, con l’inserimento di raffiche di bora molto forti lungo il l’Istria e le coste della Dalmazia settentrionale, in discesa dai valichi naturali delle Alpi Dinariche. Il profondo vortice depressionario tirrenico, difatti, con tale assetto sul basso Tirreno è stato capace di aspirare masse d’aria fredde e molto dense, di origine sub-polare marittima continentalizzata, che dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si spingeranno verso i rilievi dell’altopiano del Carso e le Alpi orientali. Raggiunti i monti del Carso e le Alpi orientali le masse d’aria fredde, molto più dense di quelle in circolazione sull’Adriatico, si sono incanalate lungo i bassi valichi dei monti del Carso e delle Alpi Dinariche (Bosnia Erzegovina), per traboccare con furiosi deflussi (raffiche di caduta molto turbolenti) verso le coste adriatiche, il breve tratto costiero sloveno e le coste dalmate. Gli effetti della bora, a causa del fitto “gradiente barico orizzontale” disteso fra alto Adriatico e Alpi Dinariche, nella giornata di oggi si è avvertito distintamente fin sulle coste venete, cosi come in Romagna e sui litorali più settentrionali della costa marchigiana, dove giungeranno raffiche da NE e N-NE, fino a 60-70 km/h, ma con picchi di oltre gli 80 km/h nei punti meglio esposti di Romagna e nord delle Marche.
I forti venti da N-NE e NE, già dalla mattinata di lunedì, scavalcando molto rapidamente l’Appennino Tosco/Emiliano si sono tuffati sulle coste liguri e in Toscana, sotto forma di forti raffiche di grecale e tramontana. Sulla Riviera di Ponente ligure, come su Genova, è scivolata un intensa tramontana che ha spazzato con forti raffiche di caduta tutta la costa savonese e l’imperiese, dove localmente si sono superate punte di oltre i 70 km/h, con picchi sino a 80-90 km/h nell’area di Capo Mele, particolarmente esposta alle sfuriate della tramontana ligure. Le burrasche, come nelle attese, hanno sferzato tutta la Toscana, con raffiche di caduta molto forti, forza 8 Beaufort, fra fiorentino, livornese, grossetano e Arcipelago Toscano, da N-NE e NE, fino ad oltre i 70-80 km/h. La forte ventilazione da N-NE e NE in seguito si è riversata lungo tutto il settore più occidentale del medio-basso Tirreno, lambendo le coste orientale della Sardegna, con delle autentiche bufere di vento da Nord che hanno spazzato le aree costiere maggiormente esposte. La stazione di Capo Bellavista, gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, nella giornata di lunedì 11 Novembre, durante la fase clou delle burrasche, ha registrato una massima raffica assoluta di ben 69 nodi da 300°, circa 127 km/h da NO. I forti venti dai quadranti settentrionali, dopo il picco raggiunto nella mattinata di lunedì, si sono gradualmente attenuati nella mattinata di ieri, riducendosi sensibilmente sotto la soglia d’attenzione su quasi tutti i bacini, grazie al progressivo allentamento del “gradiente barico orizzontale”.
I mari che circondano l’Italia sono divenuti agitati o molto agitati con intense mareggiate da NE lungo le coste di Romagna e Marche
I forti venti dai quadranti settentrionali, nel corso della serata fra domenica 10 e lunedì 11 Novembre, hanno generato un rapido incremento del moto ondoso, rendendo quasi tutti i mari da molto mossi ad agitati, fino a molto agitati il mar di Corsica, mar di Sardegna, il Tirreno occidentale e dalla giornata di lunedì 11 Novembre pure l’alto Adriatico, dove si sono prodotte imponenti onde di “mare vivo”, alte più di 4.0-5.0 metri e “Run-Up” fino a più di 6.0 metri in mare aperto. Le forti burrasche da NE e N-NE che hanno sferzato tutto l’alto Adriatico hanno attivato una intensa mareggiata dal primo quadrante che ha flagellato tutti i litorali, dalla Romagna fino alla costa anconetana, dove sono giunte ondate di “mare vivo” alte anche più di 4.0-5.0 metri, che hanno purtroppo cagionato ingenti danni ai rispettivi lungomari e stabilimenti balneari. Nonostante il “Fetch” piuttosto limitato, fra le coste dalmate e quelle delle Marche, i forti venti di burrasca, da NE, sono stati in grado di agitare per bene l’intero tratto di mare, sollevando onde davvero alte che si sono rapidamente dirette in direzione delle coste della Romagna e delle Marche settentrionali, particolarmente esposte al moto ondoso sospinto dagli impetuosi venti del primo quadrante, che sovente spazzano l’alto Adriatico, con burrasche molto intense ma di breve durata. A tal riguardo la boa di Ancona, nel momento clou delle burrasche, ha registrato il passaggio di onde medie alte fino a più di 5.2 metri, con direzione media di provenienza da N-NE, ma con “Run-Up” che hanno addirittura oltrepassato i 6.0 metri di altezza. Un dato piuttosto significativo per un bacino ristretto come l’Adriatico settentrionale che vede le massime mareggiate solo in presenza di potenti flussi sciroccali ben canalizzati, che risalgono direttamente dal Canale d’Otranto.
