Il numero di trapianti di cuore potra’ aumentare fino al 50%, grazie a una ricerca di cardiochirurghi australiani che hanno scoperto una maniera di proteggere l’organo che ha gia’ smesso di battere, in quella che e’ conosciuta come morte circolatoria, e di riportarlo in vita dentro il corpo umano. Gli specialisti dell’Istituto Victor Chang di Ricerca Cardiaca dell’Ospedale St Vincent’s di Sydney hanno messo a punto una speciale soluzione per prevenire la morte delle cellule cardiache. Il cuore viene collegato a una macchina che pompa in esso sangue del donatore, essenzialmente rianimandolo fuori dal corpo mentre si attende di impiantarlo. ”Quando riscaldiamo il sangue a temperatura corporea, il cuore spontaneamente ricomincia a battere”, ha spiegato il direttore del Laboratorio di Trapianto Cardiaco dell’Istituto, Peter MacDonald, in una relazione al Congresso della Societa’ Internazionale per le Donazioni di Organi, in corso a Sydney. Finora i medici non potevano utilizzare il cuore di persone che donavano l’organo dopo lesioni cerebrali causate da eventi come incidenti stradali, a causa della complessa procedura associata al distacco del sistema di sopravvivenza e alla verifica dell’avvenuto decesso, ha detto MacDonald. ”Una volta staccato il sistema di sopravvivenza il corpo non riceve piu’ ossigeno e tutti gli organi ne soffrono”, ha aggiunto. La ricerca ha dimostrato che i cuori collegati alla macchina possono sopravvivere fino a quattro ore. ”Questo aggiunge un nuovo livello di complessita’ alla rianimazione di questi organi, al loro monitoraggio e alla verifica delle loro prestazioni. Ma e’ una complessita’ che siamo felici di accettare”, ha osservato MacDonald. La sua equipe ha gia’ rianimato con successo i cuori di due persone ed eseguito un completo trapianto su cinque animali.
