
L’attenzione degli studiosi e’ orientata allo studio di habitat e comunita’ nel loro insieme, piu’ che sulle singole specie di interesse commerciale: ”Stiamo svolgendo ricerche in collaborazione con la sede dell’Ismar-Cnr di Ancona per migliorare la selettivita’ delle reti ed evitare cosi’ la cattura di specie non commerciali o protette”, continua il ricercatore. ”Altre misure riguardano tecniche innovative di conservazione e tracciabilita’ del pescato, come la possibilita’ di evitare l’uso di additivi chimici per ridurre l’annerimento dei gamberi (melanosi), introducendo atmosfere modificate e confezionamento sottovuoto direttamente a bordo. A cio’ si aggiunga la necessita’ di preservare, ad esempio attraverso misure di chiusura della pesca a strascico, gli ‘essential fish habitat’, cioe’ gli ambienti necessari al completo svolgimento del ciclo vitale delle specie”. L’Unione Europea e la Commissione generale della pesca del Mediterraneo hanno gia’ proibito la pesca con attrezzi trainati a partire da 1.000 m di profondita’ mentre un Piano di lungo termine di gestione della pesca per i gamberi rossi e viola e’ stato redatto con il contributo dei progetti regionali della Fao nel Mediterraneo ‘CopeMed II’, ‘MedSudmed’ e ‘EastMed’. ”Le politiche di riduzione dello sforzo di pesca portate avanti dall’Ue hanno cominciato a dare i loro frutti, segno che una pesca sostenibile dei crostacei profondi e’ possibile” conclude Fiorentino.
