Non ci sono staminali nelle infusioni di Vannoni, anzi il rischio sarebbe quello di contrarre il morbo della mucca pazza. Lo hanno stabilito i carabinieri dei Nas e il comitato scientifico nominato dal Ministero della Salute.
Il fatto: secondo il parere del comitato di esperti “la popolazione cellulare che si ottiene non è purificata, non è omogenea, non è una popolazione di cellule staminali“. Inoltre, sempre per il comitato, non c’è nulla che dimostri la trasformazione delle cellule del midollo osseo in cellule neuronali con finalità terapeutiche. I documenti, scrive oggi il quotidiano La Stampa, “da un lato confermano quanto già trapelato, come il rischio di trasmissione di malattie infettive per assenza di controlli delle cellule del donatore, ma dall’altro rivelano altri rischi per i pazienti, come quello della Bse”, il tanto temuto morbo della mucca pazza.

La prima battuta d’arresto: Nel Maggio 2012 l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ordina una perquisizione nei locali adibiti alla preparazione dell’infuso miracoloso. La struttura viene giudicata assolutamente inadeguata e vengono prelevati alcuni campioni per essere analizzati.
Il Senato: il 25 marzo 2013 Il Senato autorizza con un decreto le terapie del metodo Stamina e avvia una sperimentazione clinica con la supervisione del centro nazionale trapianti, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Aifa. Scienziati italiani come Elena Cattaneo si fanno promotori di appelli alle autorità competenti per fermare quello che ritengono un metodo tutt’altro che scientifico. Anche la nota rivista internazionale Nature, tramite le parole del premio nobel Yamanaka, esprime un parere sfavorevole.
IL 10 ottobre 2013 il Ministero della Salute si pronuncia con un no definitivo al metodo stamina poichè durante la sperimentazione il metodo Vannoni non ha rispettato le cosidette Good manufacturing practice, le buone prtiche di preparazione scientifica. Il metodo viene quindi considerato scientificamente inconsistente.
Continuano le proteste: appena ieri, l’ennesimo gruppo di manifestanti pro-Stamina, ha fatto sentire la propria voce a Roma e a Brescia. Schiere di malati in carrozzina sono determinati a lottare per avere accesso alle cure promesse dal metodo Stamina.
Verso una soluzione: L’associazione Luca Coscioni ha da tempo pubblicato un appello in cui si chiede di firmare per “l’immediata pubblicazione del cosiddetto metodo Stamina così che gli scienziati di tutto il mondo possano giudicare e i malati conoscere la verità. Solo in questo modo potrà avere fine l’abuso immorale di tragiche sofferenze umane sotto forma di atti eversivi per ricattare le Istituzioni e gli spettacoli televisivi che sfruttano solo il dolore dei malati per guadagnare audience.”
L’allarme mucca pazza: la questione è ancora aperta, ma urge trovare una soluzione. Se, come sembra, nel protocollo Stamina è stato utilizzato anche siero bovino per la coltura delle cellule il rischio di contrarre il morbo potrebbe rivelarsi concreto. L’utilizzo di siero bovino, infatti, non è vietato purché provenga da animali di Paesi privi di Bse ma, afferma il comitato scientifico di esperti che ha valutato il caso, “nessuna di queste informazioni è presente nei documenti pervenuti” da parte di Stamina Foundation.