
Su di esso, o forse è meglio dire sulla “Vulcanessa” vivono migliaia di etnicoli che ne ammirano bellezza, ne studiano i comportamenti, gli sbalzi d’umore e vivono paure e preoccupazioni durante gli eventi vulcanici più potenti e straordinariamente unici.
Esistono due categorie di etnicoli: la prima è quella degli studiosi delle scienze della Terra (geologi, vulcanologi, sismologi, etc) che osservano quotidianamente il vulcano, anche quando la quasi totalità della popolazione nemmeno si accorge che “Lei è viva”, che frequentano i suoi fianchi 365 giorni all’anno, che non osano sfidarla ma anzi portano rispetto verso il suo carattere spesso turbolento e scontroso. La seconda categoria degli etnicoli è rappresentata dai tantissimi appassionati della “muntagna” che durante gli spettacoli del vulcano si riversano sulle pendici e spesso anche nelle zone sommitali, anche quando la legge ne vieta la fruizione. Durante le ultime fasi eruttive del 2013, tantissime sono state le testimonianze fotografiche e la documentazione non ufficiale pubblicate sui social networks spesso riprese dai media che giustamente fanno il proprio mestiere riportando “la notizia”, soprattutto se quest’ultima è straordinaria o meglio ancora di prima mano.
Sono consapevole che “Lei” dall’alto ci osserva criticamente ma che con la sua saggia storia millenaria ci possa condurre verso una futura convivenza sostenibile che potrà concretizzarsi solo diventando, noi etnicoli, una “comunità resiliente”, ovvero capace non solo di resistere ad un evento perturbante per la collettività ma soprattutto essere preparati e fare prevenzione dei rischi geologici.
* Carlo Cassaniti – Geologo e Docente a contratto di Normativa Geologica, Università di Catania