I “100 giorni” dell’anticiclone sull’Italia in pieno inverno: torna l’incubo del 1989/1990

Ogni qualvolta la stagione fredda esordisce all’insegna di condizioni anticicloniche ecco che, nella mente degli appassionati della neve, degli sport invernali , ma soprattutto dei freddofili, torna a prospettarsi lo spettro dell’Inverno 1989/90, certamente uno dei più deleteri a livello di precipitazioni. Il sentore di ciò che sarebbe potuto accadere durante quell’infausta stagione lo si ebbe già durante l’inverno 1988/89 anch’esso, ahinoi, avaro di fenomeni.

La stagione 1989/90, difatti, dopo un autunno piuttosto vivace e condito dalle prime incursioni fredde nel mese di novembre, improvvisamente tirò il “freno a mano”. A partire dal mese di dicembre 1989, appunto, la corrente a getto subì una decisa accelerazione tanto da “somministrare” all’area anticiclonica di natura subtropicale un’ulteriore propulsione dinamica al fine di permettere, di conseguenza, la sua naturale espansione verso il Mediterraneo e, quindi, verso la nostra Penisola.

E’ inutile ricordare che le intere festività Natalizie trascorsero all’insegna di condizioni di tempo in prevalenza soleggiato ed accompagnato da temperature piuttosto miti, ma anche dalla progressiva intensificazione delle nebbie, delle foschie, del freddo da inversione nonchè dell’accumulo degli inquinanti nelle aree urbane.

Ogni qualvolta il flusso oceanico sembrava volesse riprendere in mano le “redini bariche” del Mediterraneo, ecco che la coriacea Alta Pressione (definita in seguito Anticiclone dei 100 giorni) tornava a rinsaldarsi quasi a prendersi gioco dei meteorologi fiaccati, oramai, dinanzi a cotanta padronanza.

I mesi di gennaio e febbraio 1990 furono caratterizzati, anch’essi, dalla costante e fastidiosa presenza dell’Anticiclone sub-tropicale se si eccettua una lieve flessione barica, tra il 10 ed il 17 di febbraio, dovuta al timido ingresso di correnti settentrionali. Nei giorni seguenti, infatti, tutto tornò alla “normalità”.

C’è da aggiungere che, purtroppo, il quotidiano soleggiamento, unito al graduale rinforzo della radice subtropicale in quota, favorì un significativo rialzo termico con isoterme al di sopra dei +10°C ad 850 hPa (circa 1500 metri di altitudine) in diverse aree meridionali della Penisola. Neanche il mese di marzo, purtroppo, saggiò un’inversione di rotta.

Soltanto dalla metà del mese di aprile le perturbazioni Atlantiche riuscirono, in primis, nell’opera di smantellamento della struttura anticiclonica e, in secundis, nell’impresa di riportare le piogge sul nostro Paese.

E’ inutile rammentare che, durante il “soggiorno forzato” dell’Anticiclone dei 100 giorni, l’Italia dovette fare i conti con una situazione a dir poco devastante dal punto di vista idrico: la prolungata mancanza di neve e di pioggia causò il drastico ridimensionamento del livello dei corsi d’acqua ed assecondò, di conseguenza, un periodo straordinariamente siccitoso.