
Trentuno o trentasei nuove regioni a statuto speciale per ‘ridisegnare’ l’assetto territoriale, amministrativo e giuridico dell’Italia, con una riorganizzazione territoriale e un miglioramento dei servizi, a fronte di un abbattimento dei costi. E’ la proposta che la societa’ geografica italiana ha elaborato, in collaborazione con il ministero per gli Affari regionali e le Autonomie, e che e’ stata presentata oggi alla stampa. Si tratta di possibili ‘nuovi’ ambiti regionali ”che non escludono le dimensioni provinciali e regionali attuali, ma le ridefiniscono in ragione della dinamica degli eco-sistemi urbani quale fondamento della possibile competitivita’, della coesione economica e della valorizzazione dei contesti territoriali“. Il disegno che ne emerge, ”suscettibile di un inevitabile dibattito politico, prevede inoltre la definizione di livelli di aggregazione comunale (e non di un accorpamento delle province), volti a perseguire adeguatezza funzionale e sensibili risparmi di spesa”. Un disegno dell’Italia, quindi, ”in regioni assolutamente autonome che possano legiferare in completa autonomia, in rispetto di quanto previsto dall’art. 5 relativamente alla promozione delle autonomie favorendo il decentramento amministrativo”. La proposta della Societa’ geografica ”deve necessariamente accompagnarsi alla ri-scrittura costituzionale, unitamente alla ridefinizione dell’attribuzione alle nuove entita’ dei ruoli e dei poteri, in particolare di quelli legislativi. Si aggiungano gli effetti di questa attribuzione sul contenimento della spesa, i rapporti con la programmazione comunitaria, il contributo a una piu’ efficiente e dinamica autonomia. Il lavoro della Societa’ geografica italiana e’ partito dalla considerazione delle difficolta’ incontrate in Italia dal processo di decentramento amministrativo: le Regioni a statuto ordinario hanno sofferto e soffrono tutt’ora della mancata piena disponibilita’ di importanti competenze in ragione del ritardato trasferimento da parte dello Stato, e tutte assieme non dispongono di un adeguato spazio politico rispetto alla gestione centrale del potere. Un altro punto controverso riguarda la configurazione geografica, spesso ostacolo ai processi di sviluppo, da riconsiderare sulla base di una partizione territoriale coerente, che consenta di pertseguire fini collettivi, non solo nei processi economici, ma anche di coesione sociale, Il fondamento metodologico scelto e’ dato dall’individuazione di sistemi urbani, o meglio di ”eco-sistemi urbani”, con l’obiettivo di ”territorializzare” unendo in una visione unitaria, la dimensione economica, le esigenze di inclusione sociale, i caratteri patrimoniali e ambientali, evitando la sovrapposizione di competenze”. Si tratta, sottolinea la nota, ”di utilizzare il piu’ estesamente possibile il medesimo ritaglio territoriale per l’esercizio del maggior numero possibile di funzioni, eliminando (accorpando o scomponendo) gli ambiti di esercizio funzionale non coincidenti”. Nelle regioni individuate, oltre ai nuovi confini geografici, si sono poi individuate diverse articolazioni interne: Aree metropolitane, Polarita’ Urbane (soglia di 90mila abitanti), Comunita’ territoriali. Questa ipotesi di riorganizzazione delle istituzioni locali porterebbe a distribuire la popolazione nazionale per il 36,3 % (21,6 milioni di abitanti) nelle Aree metropolitane, per il 9,2% (5,5 milioni di abitanti) nelle Polarita’ urbane e per il 54,5 % (32,4 milioni di abitanti) nelle Comunita’ territoriali. Oltre undici milioni di abitanti (circa un terzo della popolazione totale del paese) ricadrebbero in Comunita’ contigue alle Polarita’ urbane.
Ecco le regioni previste nelle proposte.
Per l’ipotesi di 31 Regioni: 1) del Tanaro, 2) La grande Torino, 3) Valsesia/Piemonte settentrionale, 4) La Grande Milano, 5) Insubria, 6) Liguria, 7) del Garda, 8) Dolomitia, 9) Veneto, 10) Friuli/Iulia, 11) Emilia/La Grande Bologna, 12) Padania orientale/Romagna, 13) Tirrenia, 14) La grande Firenze, 15) Etruria, 16) Umbria, 17) Marche, 18) Roma Capitale, 19) Ciociaria, 20) Abruzzo, 21) Napoletano, 22) Campania, 23) Daunia, 24) Puglia, 25) Salento 26) Basilicata 27) Calabria 28. Sicilia Ionica, 29) Sicilia occidentale, 30) Sardegna settentrionale, 31. Sardegna meridionale.
Per la proposta che prevede 36 enti, alle 31 precedenti si aggiungono Valle d’Aosta, Padania occidentale/le citta’ del Po, Padania orientale/del delta, Alto Adige, dello Stretto.