ISON, da potenziale cometa del secolo a flop storico: ma la NASA continua a studiarla

Un corpo celeste che ha afferrato l’attenzione di tutto il mondo, per poi finire quasi improvvisamente nel dimenticatoio. E’ la vicenda della ISON, la cometa disgregatasi nelle fasi precedenti il passaggio radente dal sole (perielio). “Tutto ciò che rimane è una nube di detriti senza un nucleo“, ha affermato Alex Young del NASA Goddard Space Flight Center. Perso l’appellativo di cometa del secolo, C/2012 S1 era stata soprannominata la cometa di Natale, dal momento che avrebbe dovuto fare il suo massimo avvicinamento alla Terra proprio tra il 25 ed il 26 Dicembre. Ma che ne è stato di Ison? Alla Nasa, gli esperti continuano a chiederselo e a osservare gli strumenti per trovare delle risposte. ”Dopo diversi giorni di continue osservazioni, gli scienziati continuano a lavorare per determinare e comprendere il destino della cometa ISON – si legge sulla sezione del sito Nasa dedicato alla cometa, in un articolo dal titolo ‘Indagando sulla vita della cometa’ – non c’è dubbio che abbia ridotto le sue dimensioni considerevolmente quando è passata intorno al Sole come non c’è dubbio che qualcosa sia schizzato nello spazio dall’altro lato. La questione èsi leggese il punto luminoso che si allontana dal Sole sia composto solo di detriti o se un piccolo nucleo dell’originale palla di ghiaccio sia ancora lì”. Le speranze di trovare un nucleo intatto, però, sono poche. ”E’ probabile che ora sia solo polvere e che, a partire dal 1 dicembre, non ci sia più nessun nucleo.

Monitorando i suoi cambiamenti di luminosità nel corso del tempo, gli scienziati potranno valutare se c’è un nucleo o meno, ma la nostra migliore occasione per saperlo per certo sarà a fine dicembre quando il telescopio spaziale Hubble farà le sue rilevazioni. Anche se le speranze erano per uno spettacolo che tutti, anche a occhio nudo, avremmo potuto osservare nei cieli, i ricercatori della Nasa non sono delusi. ”Nell’ultimo anno – si sottolinea – le rilevazioni hanno permesso di raccogliere la più ampia quantità di dati sulle osservazioni della cometa che forniranno materiale per gli anni a venire”. E’ stato un esempio di quanto le comete siano imprevedibili, ma questo non vuol dire che prima o poi non si possa godere di uno spettacolo degno di nota. I meno giovani ricorderanno la strepitosa cometa Hale Bopp, che nel 1997 illuminò i cieli dell’emisfero boreale. Per non parlare della periodica cometa di Halley, una tra le più famose, che ogni 76 anni torna nei nostri cieli. Ma non bisogna nemmeno dimenticare la cometa Kohoutek, attesa nel 1973 come la potenziale cometa del secolo, che in realtà risultò una grande delusione per gli osservatori di tutto il mondo, a tal punto che gli astronomi sbagliarono la stima della cometa West del 1976 per timore di ripetere l’errore. In modo quasi inaspettato, tuttavia, la West illuminò i cieli del mondo occidentale. La ISON, che era stata descritta come un gigante di ghiaccio, era in realtà una piccola palla di neve con un nucleo di circa 1,2 chilometri proveniente dalla lontana nube di Oort. Una dimensione troppo piccola per poter sopravvivere alle intense forze mareali e gravitazionali a cui è andata incontro durante il perielio. E’ stato stimato che l’astro chiomato abbia raggiunto temperature in superficie di 2.700°C a causa della sua lenta rotazione assiale, perdendo ben tre milioni di tonnellate di massa al secondo. Ma mai una cometa aveva vissuto una dinamica simile, caratterizzata da improvvisi incrementi di luminosità alternati a periodi di scarse emissioni. ISON lascia pertanto dietro di sè un’eredità senza precedenti agli astronomi, oltre all’eterna gratitudine di tanti appassionati che hanno trascorso lunghe notti per riprenderla. E’ stata la cometa più osservata nella storia della moderna astronomia ed anche la più studiata dal mondo accademico. E chissà che prima o poi non arrivi una vera cometa del secolo.