Gli studi relativi alla riduzione dello strato di ozono tra il 2011 ed il 2012 si trovano nel bel mezzo di una disputa scientifica: nel 2011 veniva classificata tra le 10 maggiori dagli anni ’80, mentre nel 2012 era la seconda minore. Perché così tanta discrepanza? E’ un segnale di ripresa? Sono domande che si sono poste le scienziate NASA Anne Douglass, Natalya Kramarova, e Susan Strahan quando si sono trovate ad esaminare i dati sulla riduzione dell’ozono dei satelliti Aura e Suomi NPP.
La riduzione sull’area Antartica si forma in primavera e si verifica principalmente per distruzione catalitica da parte di composti alogenati di fonte antropica che raggiungono la stratosfera: per un meccanismo a catena, gli alogeni, principalmente cloro e bromo, catalizzano reazioni ozono-distruttive. Nei grafici viene rappresentata in alto la quantità di cloro ed in basso il metodo tipico di misurazione della riduzione dell’ozono. “Nel 2011 c’era poco ozono anche in assenza di elementi che lo riducono,” ha dichiarato la Strahan. L’ozono della stratosfera viele prodotto nei tropici e trasportato ai poli. “Nel 2011 i venti hanno trasportato meno ozono verso l’Antartide, perciò c’era meno da distruggere.” La Strahan ha anche rilevato la minor quantità di cloro nell’atmosfera dell’Antartide nel 2011, ma visto che c’era comunque ozono, la riduzione ha comunque avuto luogo. Nel 2012 la riduzione è stata più intensa nella bassa atmosfera, ha dichiarato la Kramarova, ma ad ottobre, i venti hanno trasportato più ozono in altitudine. Ciò ha “ingannato” la rilevazione dei dati, facendo sembrare la riduzione molto minore.
Tutto ciò significa che l’estensione del buco dell’ozono non è il solo indicatore della sua salute, né dell’efficacia delle politiche sfavorevoli a determinati prodotti chimici. Come mostra il confronto tra i due grafici, la fluttuazione dell’ozono non è legata alle concentrazioni di cloro almeno dagli anni ’90. Sembrava ci fosse una connessione negli anni ’80, ma è venuta meno poco dopo. L’atmosfera è divenuta satura di cloro, ed il surplus non ha trovato ozono con cui reagire. Ciò che le scienziate hanno rilevato è che l’introduzione ulteriore di cloro non aumenta la riduzione dell’ozono, sicché è venuta meno la relazione tra le due.
Dagli anni ’90, il buco dell’ozono è totalmente nelle mani del clima, e secondo le tre scienziate, dobbiamo aspettarci il pieno recupero tra il 2058 ed il 2090, in base alle proiezioni da loro elaborate.