Le coste dell’Asia minore nei giorni scorsi, come abbiamo ampiamente descritto, sono state interessate da una intensa ondata di freddo che ha riportato la neve fino a bassa quota sui rilievi di Siria, Libano, Israele e Palestina. La neve è riuscita a imbiancare le aree montuose interne del deserto Siriaco, fino al meraviglioso sito archeologico di Palmyra, che ha visto cadere una coreografica fioccata con una temperatura di appena +2°C, in grado di lasciare un piccolo accumulo al suolo. Probabilmente sui rilievi della Siria, Libano, Israele e Giordania settentrionale non cadeva cosi tanta neve dalla forte ondata di gelo del Gennaio 2008, quando la “dama bianca” si spinge fino al cuore del deserto giordano e alla regione nord-occidentale dell’Arabia Saudita, imbiancando i rilievi fino a bassissima quota. Eppure questa ondata di freddo, malgrado le abbondanti nevicate sull’entroterra siriano, non può essere definita un evento di carattere storico, o addirittura “eccezionale”. Specie se paragonata con le grandi ondate di gelo del passato più recente, come quelle del 1950 e del 1997, quando i fiocchi scesero fino alle coste di Siria e Libano, lasciando persino degli accumuli sulle spiagge.
L’area medio-orientale, difatti, vanta nel suo passate diverse ondate di gelo particolarmente illustri che sommersero di neve persino l’isola di Cipro e le fasce costiere fra Siria e Libano. Con quegli eventi non si può fare il minimo paragone. Nella grande ondata di gelo del 1950, che colpì l’intera area medio-orientale, le nevicate imbiancarono ripetutamente le coste che si affacciano sul mar di Levante, lasciando degli accumuli in svariate città e località fra la costa siriana e quella libanese. A Beirut si registro l’ultima nevicata con accumulo, con 6 cm di neve fresca depositati nel cuore della capitale libanese. In quei giorni l’intera cintura montuosa, fra la Siria, il Libano, Israele e i territori della Palestina, fu letteralmente sepolta di neve, causando enormi disagi, con diverse città e villaggi rimasti isolati per giorni dalla bufera. Notevolissima fu anche l’ondata di freddo che nel Febbraio del 1997 si riverso verso il Medio-Oriente, raggiungendo le coste settentrionali dell’Egitto e il nord dell’Arabia Saudita, dove si verificarono delle nevicate a dir poco spettacolari che tinsero di bianco le aree desertiche interne, fra Siria, Giordania e Arabia Saudita settentrionale.
In quei giorni la neve raggiunse le zone costiere di Siria e Libano, con coreografiche fioccate sui quartieri di Beirut, mentre i primi accumuli partivano già dai 50 metri di altezza. Quella fu l’ultima volta che sulla capitale libanese si registrarono delle fioccate, seppur miste alla pioggia, con temperature di poco positive, indotte dalla ventilazione occidentale che portava aria più mite dal mar di Levante. Sempre nel Febbraio del 1997, mentre Siria e Libano facevano il carico di neve, grazie alla congeniale configurazione barica, contraddistinta da un flusso molto umido occidentale che dal mar di Levante spingeva l’aria gelida contro il retroterra montuoso di Siria, Libano e Israele (assicurando abbondanti precipitazioni da “stau”), nella capitale cipriota Nicosia nevico con accumulo per la terza volta dal dopoguerra, dopo le storiche nevicate registrate nel 1950 e nel 1974. Evento abbastanza raro per la capitale dell’isola mediterranea.
Ma anche nel passato più recente, durante l’inizio degli anni 2000, le coste dell’Asia minore hanno fronteggiato avvezioni di aria gelida, d’estrazione artico continentale, discendenti direttamente dalla Scandinavia o dalle pianure della Russia europea, che hanno causato nevicate molto abbondanti, fino in prossimità delle coste. Ad esempio, nel 2000, un’ondata di gelo proveniente dalla Russia europea porto fitte nevicate fino a bassissima quota fra Israele e i territori della Palestina, con spettacolari fioccate fino a 200-300 metri. Nel 2003 e nel 2005 i fiocchi di neve caddero sulle coste dell’isola di Cipro, svolazzando sulla capitale Nicosia, in varie occasioni. In quasi tutti questi eventi i nuclei di aria gelida, partiti dalla Russia europea o direttamente dalle latitudini artiche, penetrarono sull’Asia minore solo dopo aver aggirato l’ostacolo orografico dell’altopiano Anatolico, scorrendo a sud delle coste meridionali della Turchia, lungo il mar di Levante, scivolando verso le coste di Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto settentrionale attraverso l’attivazione di una sostenuta ventilazione occidentale che umidificandosi sul Mediterraneo orientale ha saputo dispensare forti piogge, rovesci, temporali e nevicate piuttosto intense fino a bassa quota sui rilievi e le aree montuose interne di Siria, Libano, Israele e Palestina. La configurazione tipica per le grandi ondate di freddo che periodicamente colpiscono il Medio-Oriente.