
L’Italia continua a tremare. Proprio in prossimità di queste feste di fine anno, molte regioni del Bel Paese, dall’Umbria, alla Campania e al Molise, passando per la Calabria e la Sicilia orientale, vengono interessate da diverse sequenze sismiche, contraddistinte da frequenti scosse telluriche, anche di moderata energia. Negli ultimi tre giorni, fra Gubbio, Messina e l’area montuosa del Matese, si sono registrati ben tre diverse scosse molto energetiche, con una magnitudo superiore ai 4.0 Richter. L’ultima, proprio quella che poco dopo le 18:00 di ieri ha scosso il Matese, con una magnitudo di 4.9 Richter e un epicentro a ridosso del centro abitato di Piedimonte Matese, dove si sarebbero registrati anche dei lievi danni ad alcuni edifici. Un terremoto piuttosto intenso, anche se non oltre la soglia del danno per un’area che comunque vanta una sismicità piuttosto elevata, tenendo in considerazione i dati della sismicità storica. Questi eventi, che continuano e continueranno a succedersi con una certa regolarità in un paese ad alto rischio sismico, mettono ancora in evidenza come sul campo della mitigazione del rischio sismico l’Italia, una delle sette potenze del pianeta, è ferma all’”anno zero”. Si, purtroppo è proprio cosi. Decenni di disastri, migliaia di vittime, danni incalcolabili per miliardi di lire e gravi traumi subiti dalle popolazioni che hanno vissuto sulle proprie spalle la terribile esperienza di rimanere sfollati per l’inagibilità della propria casa non sono proprio bastati. I governi che si succedono, a suon di maggioranze precarie e correnti partitiche che inaspriscono l’instabilità politica, non sono nemmeno riusciti ad inserire il tema del rischio sismico come fattore prioritario per vigilare sull’incolumità dei singoli cittadini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Noi italiani siamo un popolo di “fatalisti”, solo dopo le grandi tragedie, come l’Aquila, l’Emilia, San Giuliano di Puglia, l’Irpinia ed il Friuli, siamo in grado di rimboccarci le maniche e di sudare le sette camicie per salvare il salvabile, ricordando di abitare in un paese ad alto rischio sismico, periodicamente esposto a tali criticità.
Da poco anche paesi in via di sviluppo e nuove potenze emergenti, come l’Indonesia, la Cina, il Cile e la Turchia, stanno seguendo la medesima strada con i primi risultati già ben visibili anche in ambito economico. Se turchi, indonesiani, cinesi e cileni riescono a dare una maggiore importanza al tema del rischio e della mitigazione sismica, investendo parte dei propri incassi in tecnologie sempre più avanzate, noi ci domandiamo perché lo stesso non è possibile anche in Italia. Paese che fra mille difetti vanta tutt’oggi fra i migliori tecnici, ingegneri e ricercatori della Terra. Dove è tutt’altro che difficile imbattersi in grandi intelligenze e menti brillanti, capaci di realizzare progetti davvero unici che rendono l’Italia, questa piccola penisola nel mezzo del Mediterraneo centrale, uno dei paesi più avanzati del pianeta, alla stregua delle grandi potenze continentali, leader nei mercati internazionali. Forse è solo una questione di scarsa volontà o peggio, di ignoranza. Ma ormai è finito il tempo di star qui a tergiversare. E’ giunta l’ora di iniziare a voltare pagina, costruendo dei piani e dei progetti concreti per il futuro, con il fine di rendere più sicure le aree esposte ad una elevata vulnerabilità sismica. Il tempo delle parole è finito. E tornare a ribadire sempre le solite frasi di sdegno ad ogni disastro sismico equivale ad incassare l’ennesima sconfitta sulla pelle degli italiani.
