Si avvia verso la conclusione l’inchiesta torinese su Stamina. Il pm Raffaele Guariniello, che indaga dal 2009 sul guru della metodica, Davide Vannoni, e sui personaggi del suo entourage, non sembra intenzionato a chiedere ulteriori proroghe dei termini, che stanno per scadere. I nuovi accertamenti dei carabinieri del Nas, disposti nei giorni scorsi, sono ormai alle battute finali. E non appena avra’ sul suo tavolo i risultati della super-consulenza chiesta a un gruppo di medici farmacologi, il magistrato potrebbe inviare – all’inizio del 2014 – i primi avvisi di conclusione delle indagini. A Torino gli indagati, nell’ambito dell’inchiesta del 2012, sono una dozzina, piu’ quelli – iscritti di recente – degli Spedali Civili di Brescia, che hanno intrapreso terapie con cellule staminali ‘a uso compassionevole’. Vannoni, 44 anni, professore associato di scienze cognitive, e’ in prima fila nella veste di presidente della StaminaFoundation. Quella che si presentava come una onlus, secondo gli inquirenti subalpini, aveva un vertice “animato dall’intento – si legge nel capo d’accusa – di trarre guadagni da pazienti affetti da patologie senza speranza. Gente che invitava i clienti a ‘non dire nulla in giro’ perche’ ‘queste procedure sono vietate’ e che, conversando, si lasciava scappare frasi come ‘per fortuna i malati sono in aumento'”. La sedicente onlus chiedeva ai pazienti dai 30 ai 50 mila euro e raccomandava che la causale del bonifico riportasse la dicitura ‘donazione’, dal momento che i trattamenti non erano consentiti. Le accuse spaziano dall’associazione per delinquere alla truffa e alla somministrazione di farmaci pericolosi. L’associazione presieduta da Vannoni operava, sempre secondo l’accusa, in “piu’ strutture, alcune palesemente inidonee e ricavate da scantinati”. In altri casi le sedi erano state “nascoste a San Marino nel palese intento di sfuggire ai controlli istituzionali previsti in Italia”. A Torino, peraltro, c’era gia’ stato, il 27 marzo 2008, un “parere negativo” formulato dall’Ordine dei medici. Accuse che Vannoni respinge. “Non ho truffato nessuno, continueremo la sperimentazione all’estero”, ha sempre sostenuto il padre del metodo al centro delle polemiche, una laurea in Lettere e Filosofia ma “a suo dire neuroscienziato”, come dicono le carte processuali.