OGM: Tribunale UE impedisce commercio patata geneticamente modificata

patata_ogmIl Tribunale Ue ha annullato le autorizzazioni della Commissione all’immissione in commercio della patata geneticamente modificata Amflora perche’ ha violato le norme procedurali per l’autorizzazione degli ogm nell’Unione. Era stata la Basf per mezzo di una sua controllata, a chiedere alle autorita’ svedesi di autorizzare l’immissione in commercio della patata per la coltivazione e l’utilizzo a fini industriali. Poiche’ vari Stati membri avevano trasmesso osservazioni in merito a tale domanda, l’adozione della decisione definitiva era stata rimessa all’Unione europea. Sul territorio dell’Unione europea, gli organismi geneticamente modificati possono essere emessi nell’ambiente o immessi in commercio soltanto quando siano autorizzati, a precise condizioni e per usi determinati, previa valutazione scientifica dei rischi. Nella sentenza sulla causa che ha opposto l’Ungheria alla Commissione, il Tribunale ha rilevato che quest’ultima, prima di adottare le decisioni sulle autorizzazioni impugnate, non ha sottoposto ai comitati competenti i progetti modificati di tali decisioni unitamente al parere consolidato dell’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare (Efsa) del 2009 e ai pareri minoritari. Mentre i dispositivi delle decisioni impugnate sono identici a quelli dei progetti di decisione inizialmente sottoposti ai comitati competenti e al Consiglio, lo stesso non puo’ dirsi del fondamento scientifico sulla cui base la Commissione ha adottato tali decisioni. Pertanto, il Tribunale ha ritenuto che la Commissione, avendo deciso di chiedere all’Efsa un parere consolidato. In presenza di pareri minoritari dissenzienti rispetto alle sue conclusioni, l’Efas aveva confermato che la patata Amflora non presentava rischi ne’ per la salute umana ne’ per l’ambiente. Avendo fondato le decisioni impugnate in particolare su tale parere, senza consentire ai comitati competenti di prendere posizione ne’ sul parere ne’ sui progetti di decisione modificati, “La Commissione ha violato le norme delle procedure di autorizzazione”. Se tali fossero state rispettate “gli esiti della procedura o il contenuto delle decisioni impugnate avrebbero potuto essere sostanzialmente diversi”. Francia, Lussemburgo, Austria e Polonia sono intervenuti nella causa a sostegno dell’Ungheria.