
Molti di questi imponenti addensamenti cumuliformi, carichi di rovesci, temporali sparsi e fenomeni gradinigeni, agganciati in quota dall’intenso flusso occidentale che scorre fra il basso Mediterraneo e l’entroterra egiziano, si sono spinti verso le coste di Libano, Israele e Palestina, per interessare in seguito anche le coste settentrionali egiziane e il Sinai. Le precipitazioni più intense, prodotte da queste giovani “Cellule temporalesche”, nate sul mar di Levante, muovendosi verso est, hanno investito in pieno le coste di Israele e i territori della Palestina, addossandosi ai rilievi del vicino retroterra, dove in poco più di 36-48 ore si sono registrati accumuli pluviometrici di oltre i 110-120 mm tra Tale Aviv e l’area di Gaza. In pratica, in appena 2 giorni, è caduto lo stesso quantitativo di pioggia che normalmente cade in un mese. Proprio a Gaza, a causa dei forti rovesci di pioggia e delle grandinate cadute nella notte, un milione e 700 mila abitanti sono pure chiusi in casa, sia per il freddo intenso sia per l’allagamento di numerose strade dovuto alla crisi della rete fognaria. In alcuni rioni gli spostamenti avvengono mediante barche o altri mezzi galleggianti. In serata il coordinatore israeliano per le attività nei Territori ha autorizzato l’inoltro a Gaza di primi aiuti umanitari.
Ma a quanto pare le necessità immediate della Striscia sono molto superiori. Se sulle coste è piovuto tanto, sui rilievi l’aria molto fredda, che ha sfondato dai quadranti occidentali, ha portato tantissima neve fresca fino a bassa quota, fra i rilievi e le alture di Siria, Libano, Israele e Palestina. Nella prima mattinata la neve è tornata ad imbiancare anche la città di Gerusalemme, che ricordiamo è situata ad oltre 700 metri di altezza sopra il livello del mare. Certo, la neve a Gerusalemme non è cosi rara come si pensa, difatti la si può vedere una volta ogni due inverni, anche se sono difficili eventi nevosi con accumuli particolarmente abbondanti. L’ultima vera grande nevicata, con accumuli davvero notevoli, che si è abbattuta su Gerusalemme risale alla grande invernata del 1992, quando sulla città cadde più di 1 metro di neve fresca. Quello fu davvero un evento straordinario che paralizzo la città santa delle due grandi religioni monoteiste (Ebraismo e Cristianesimo), terza d’importanza per l’Islam, provocando innumerevoli disagi per svariati giorni. Ma nel 1992 anche nella più asciutta Damasco caddero fino a 20-25 cm di neve fresca, mentre la capitale giordana Amman fu letteralmente sommersa.
Come vediamo la neve non è cosi rara, ma spesso bisogna aspettare diversi anni per rivedere le configurazioni bariche che sanno portare i fenomeni nevosi rilevanti, quasi sempre accompagnati dallo sviluppo di una ciclogenesi secondaria sul mar di Levante, a sud delle coste meridionali turche e di Cipro. Ogni volta che nevica Gerusalemme si trasforma in una sorta di grande presepio all’aperto, regalando degli scenari davvero unici e suggestivi, nonostante i disagi patiti dagli abitanti. La neve di ieri, che è stata accompagnata dai sostenuti venti occidentali provenienti dal mar di Levante, ha anche comportato la chiusura anticipata delle scuole e la sospensione temporanea dei servizi pubblici di trasporto. La nevicata ha scaricato accumuli abbondanti su gran parte dei quartieri della città Santa. Per i meteorologi locali si è trattato della nevicata dicembrina più precoce e intensa dal 1953 ad oggi. L’aria molto umida, trasportata dai sostenuti venti occidentali che hanno fatto seguito al sistema frontale annesso alla ciclogenesi in azione a largo delle coste turche meridionali, ha assicurato abbondanti precipitazioni, esaltate ulteriormente dallo “stau” esercitato dai rilievi di Siria, Libano e Israele, che hanno bloccato la nuvolosità e i nuclei precipitativi, spesso a sfogo di rovescio o temporale, provenienti dal Mediterraneo orientale.
Al contempo, le coste dell’Asia minore, sono state raggiunte da una parte dell’aria fredda, scivolata nei giorni scorsi tra l’Egeo e la Turchia, con intensi venti da N-NO che sono riusciti a versarsi sul Mediterraneo orientale, piegando attorno le coste meridionali della Turchia, con sostenute, a tratti intense, correnti da SO e O-SO, che hanno raggiunto la Siria, il Libano, Israele e la Giordania. L’irruzione del blocco di aria fredda, dai quadranti occidentali, ha prodotto un drastico calo della quota neve tra Siria, Libano, Israele e sulle alture palestinesi. Per questo la neve, oltre a Gerusalemme, ha imbiancato, con diversi centimetri di spessore, pure le città palestinesi di Betlemme. Gran neve anche sui monti della Siria e del Libano, ben imbiancati dalle insistenti precipitazioni temporalesche provenienti dal mar di Levante. In Siria la neve ha imbiancato la città di Homs, uno degli epicentri della sanguinosa guerra civile siriana, che da diversi anni vede contrapposti gruppi ribelli (alcuni dei quali molto vicini alle milizie di Al Qaida e finanziati dalle grandi Monarchie del Golfo) all’esercito regolare, fedele al presidente Assad. Sulla città disastrata da mesi di combattimenti e bombardamenti la “dama bianca” ha ricoperto i palazzi sventrati dalle bombe e le strade completamente dissestate dagli scontri, fra l’esercito regolare siriano e i ribelli. Neve che è invece mancata ad Amman, la meglio esposta dal punto di vista orografico, che ha visto solo una fitta pioggia fredda, mista a fiocchi molto umidi.
