
La presenza di questo ramo discendente del “getto polare”, lungo il margine occidentale della vasta saccatura artica, ha permesso a quest’ultima di gonfiarsi ulteriormente, estendendosi a latitudini più meridionali, fino all’entroterra desertico egiziano e alla penisola del Sinai. L’asse di saccatura, colmo di aria gelida artico marittima in quota, si è proteso verso latitudini più meridionali, sotto la spinta di un impetuoso “getto polare”, ben alimentato dal fitto “gradiente di geopotenziale” presente fra l’ampia struttura anticiclonica, carica di aria molto mite d’estrazione oceanica, e la stessa saccatura, riempita dall’aria molto gelida, facente capo alla circolazione del vortice polare troposferico, in discesa dalle latitudini artiche. Questo mix di elementi ha cosi permesso alle masse d’aria molto fredde, presenti fra la Polonia, le Repubbliche Baltiche, l’ovest della Russia europea, la Bielorussia, la Moldavia e l’Ucraina, di riversarsi e umidificarsi sopra le più miti acque del mar Nero, per poi filtrare sopra il mar Egeo, attraverso venti piuttosto forti da Nord e N-NE, sfociando sul Mediterraneo orientale, lungo il tratto di mare a sud di Creta. Da qui il blocco di aria molto fredda, dopo aver attraversato l’Egeo con forti venti da Nord e N-NE, ha aggirato l’altopiano Anatolico, scorrendo a sud delle coste meridionali della Turchia, lungo il mar di Levante, e penetrando sulle coste di Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto settentrionale attraverso l’attivazione di una sostenuta ventilazione occidentale che umidificandosi sul Mediterraneo orientale ha saputo dispensare forti piogge, rovesci, temporali e nevicate significative fino a bassa quota sui rilievi e le aree montuose interne di Siria, Libano, Israele e Palestina.
Ma le nevicate più intense sono state quelle che hanno interessato le coste settentrionali della Turchia, da Istanbul fino alla città costiera di Ordu, dove nevica in maniera ininterrotta da almeno tre giorni di fila. In alcune città e località della costa turca settentrionale, affacciata sul mar Nero, il manto bianco ha superato i 30-40 cm di spessore, creando notevolissime difficolta ai trasporti, letteralmente paralizzati. Nella città di Ordu, situata sulle coste del mar Nero, dopo tre giorni di nevicate e rovesci di neve, con temperature che si aggiravano sui +1°C +0°C, il manto nevoso ieri aveva superato i 33 cm di altezza. Nei quartieri più interni della città si arriva a sfiorare la soglia dei 40 cm, ad appena 50-70 metri sopra il livello del mare. Si tratta di un accumulo notevole, per una città ubicata a livello del mare. Ma le fitte nevicate dei giorni scorsi hanno imbiancato altre città costiere del nord della Turchia, fino alle spiagge totalmente sommerse dalla “dama bianca”. Oltre 15 cm di neve fresca hanno tinto di bianco la città di Inebolu, che di notte ha fatto registrare una minima di -1.7°C. Bella nevicata pure su Bandirma, dove in appena due giorni di nevicate, a tratti intense, il manto nevoso ha superato i 15 cm. Sempre rimanendo sulle coste settentrionali turche ben 12 cm di neve fresca hanno coperto la città costiera di Samsun, mentre nelle altre città, come Cide e Sinop, il manto bianco si è attestato ad appena 2-3 cm. Ma quello che stupisce è che l’intera fascia costiera della Turchia settentrionale, dall’area metropolitana di Istanbul fino ad Ordu, è stata imbiancata, dopo giorni di fitte nevicate con temperature di appena +1°C a livello del mare e una ventilazione dai quadranti settentrionali che trasportava aria più mite, dopo essere transitata sopra le acque del mar Nero.
Le persistenti nevicate che hanno colpito le coste della Turchia settentrionale sono state determinate da un fenomeno analogo al “lakes effects snow” nord-americano, meglio identificato come “Black sea effect snow”. In sostanza le fredde correnti settentrionali, le quali hanno conservato per un lungo periodo le loro origini gelide, dopo essere passate sopra estese aree continentali dell’Europa orientale, spingendosi dall’Ucraina verso le miti acque del mar Nero, si sono umidificate e riscaldate nei bassi strati. Questo riscaldamento della massa d’aria, indotto dal transito della stessa sopra le più tiepide acque superficiali del mar Nero, ha inasprito i forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più tiepida superficie marina (forte “gradiente termico verticale”), producendo l’innesco di una moderata attività convettiva (moti ascendenti della colonna d’aria) che ha accompagnato la formazione di diversi annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi piuttosto sviluppati in altezza) in grado di apportare precipitazioni sparse, spesso a sfogo di rovescio o temporale (con attività elettrica dentro i rovesci), con frequenti gragnolate, scosci di grandine e neve molto umida che arriva a depositarsi sulle coste della Turchia settentrionale. Lo scoppio dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, mentre in quota continua a mantenere le sue origini gelide, con valori sotto la soglia dei -35°C.
