Ondata di gelo in Medio Oriente: la neve sommerge le coste della Turchia settentrionale, sfiorati i -30°C sull’altopiano Anatolico

gerusalemme10La Turchia e la Siria risultano i paesi maggiormente martoriati da questa ondata di gelo che è stata capace di riportare la neve fino alle aree montuose interne del deserto Siriaco, fino al meraviglioso sito archeologico di Palmyra, che ha visto cadere una coreografica fioccata con appena +2°C, in grado di lasciare un piccolo accumulo al suolo. Ma le nevicate più forti e persistenti hanno colpito le coste settentrionali della Turchia, la regione montuosa del Kurdistan e buona parte del territorio siriano centro-settentrionale. Il nucleo di aria molto gelida in quota, che la scorsa settimana sostava fra le Repubbliche Baltiche, l’ovest della Russia europea, la Bielorussia e l’Ucraina (dove si sono verificate le prime vere nevicate di stagione fino al piano), grazie alla notevole spinta dinamica del blocco anticiclonico presente sull’Europa centro-occidentale, si è fiondato dapprima sulla Turchia e sul mar Egeo, per poi invadere il bacino orientale del Mediterraneo e le coste dell’Asia minore, dalla Siria ai territori Palestinesi, innescando un processo ciclogenetico con annessa frontogenesi nei bassi strati, sul mar di Levante, che ha prodotto la forte ondata di maltempo che ha penalizzato l’intera area, fino alle coste dell’Egitto settentrionale e alla penisola del Sinai. La vasta saccatura artica in quota, che dall’Artico russo si estendeva fino al mar Nero e alla Turchia centrale, fra mercoledì 11 e giovedì 12 Dicembre, è riuscita a fiondarsi fino all’Egitto settentrionale e alle coste dell’Asia minore, a latitudini particolarmente basse, grazie alla costante alimentazione fornita dal ramo discendente del “getto polare”, che scorreva a gran velocità lungo il bordo più orientale del vasto promontorio anticiclonico di blocco che dal Mediterraneo centro-occidentale si estendeva verso il sud della Svezia e il mar Baltico.

Ecco la vasta saccatura artica scivolata sulle coste dell’Asia minore sotto l’alimentazione del ramo discendente del “getto polare” che tagliava in due l’Europa

La presenza di questo ramo discendente del “getto polare”, lungo il margine occidentale della vasta saccatura artica, ha permesso a quest’ultima di gonfiarsi ulteriormente, estendendosi a latitudini più meridionali, fino all’entroterra desertico egiziano e alla penisola del Sinai. L’asse di saccatura, colmo di aria gelida artico marittima in quota, si è proteso verso latitudini più meridionali, sotto la spinta di un impetuoso “getto polare”, ben alimentato dal fitto “gradiente di geopotenziale” presente fra l’ampia struttura anticiclonica, carica di aria molto mite d’estrazione oceanica, e la stessa saccatura, riempita dall’aria molto gelida, facente capo alla circolazione del vortice polare troposferico, in discesa dalle latitudini artiche. Questo mix di elementi ha cosi permesso alle masse d’aria molto fredde, presenti fra la Polonia, le Repubbliche Baltiche, l’ovest della Russia europea, la Bielorussia, la Moldavia e l’Ucraina, di riversarsi e umidificarsi sopra le più miti acque del mar Nero, per poi filtrare sopra il mar Egeo, attraverso venti piuttosto forti da Nord e N-NE, sfociando sul Mediterraneo orientale, lungo il tratto di mare a sud di Creta. Da qui il blocco di aria molto fredda, dopo aver attraversato l’Egeo con forti venti da Nord e N-NE, ha aggirato l’altopiano Anatolico, scorrendo a sud delle coste meridionali della Turchia, lungo il mar di Levante, e penetrando sulle coste di Siria, Libano, Israele, Palestina ed Egitto settentrionale attraverso l’attivazione di una sostenuta ventilazione occidentale che umidificandosi sul Mediterraneo orientale ha saputo dispensare forti piogge, rovesci, temporali e nevicate significative fino a bassa quota sui rilievi e le aree montuose interne di Siria, Libano, Israele e Palestina.

Ma le nevicate più intense sono state quelle che hanno interessato le coste settentrionali della Turchia, da Istanbul fino alla città costiera di Ordu, dove nevica in maniera ininterrotta da almeno tre giorni di fila. In alcune città e località della costa turca settentrionale, affacciata sul mar Nero, il manto bianco ha superato i 30-40 cm di spessore, creando notevolissime difficolta ai trasporti, letteralmente paralizzati. Nella città di Ordu, situata sulle coste del mar Nero, dopo tre giorni di nevicate e rovesci di neve, con temperature che si aggiravano sui +1°C +0°C, il manto nevoso ieri aveva superato i 33 cm di altezza. Nei quartieri più interni della città si arriva a sfiorare la soglia dei 40 cm, ad appena 50-70 metri sopra il livello del mare. Si tratta di un accumulo notevole, per una città ubicata a livello del mare. Ma le fitte nevicate dei giorni scorsi hanno imbiancato altre città costiere del nord della Turchia, fino alle spiagge totalmente sommerse dalla “dama bianca”. Oltre 15 cm di neve fresca hanno tinto di bianco la città di Inebolu, che di notte ha fatto registrare una minima di -1.7°C. Bella nevicata pure su Bandirma, dove in appena due giorni di nevicate, a tratti intense, il manto nevoso ha superato i 15 cm. Sempre rimanendo sulle coste settentrionali turche ben 12 cm di neve fresca hanno coperto la città costiera di Samsun, mentre nelle altre città, come Cide e Sinop, il manto bianco si è attestato ad appena 2-3 cm. Ma quello che stupisce è che l’intera fascia costiera della Turchia settentrionale, dall’area metropolitana di Istanbul fino ad Ordu, è stata imbiancata, dopo giorni di fitte nevicate con temperature di appena +1°C a livello del mare e una ventilazione dai quadranti settentrionali che trasportava aria più mite, dopo essere transitata sopra le acque del mar Nero.

Il fenomeno del “Black sea effect snow” all’origine delle forti nevicate che hanno coperto la Turchia settentrionale

Le persistenti nevicate che hanno colpito le coste della Turchia settentrionale sono state determinate da un fenomeno analogo al “lakes effects snow” nord-americano, meglio identificato come “Black sea effect snow”. In sostanza le fredde correnti settentrionali, le quali hanno conservato per un lungo periodo le loro origini gelide, dopo essere passate sopra estese aree continentali dell’Europa orientale, spingendosi dall’Ucraina verso le miti acque del mar Nero, si sono umidificate e riscaldate nei bassi strati. Questo riscaldamento della massa d’aria, indotto dal transito della stessa sopra le più tiepide acque superficiali del mar Nero, ha inasprito i forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più tiepida superficie marina (forte “gradiente termico verticale”), producendo l’innesco di una moderata attività convettiva (moti ascendenti della colonna d’aria) che ha accompagnato la formazione di diversi annuvolamenti cumuliformi (cumuli, cumulonembi piuttosto sviluppati in altezza) in grado di apportare precipitazioni sparse, spesso a sfogo di rovescio o temporale (con attività elettrica dentro i rovesci), con frequenti gragnolate, scosci di grandine e neve molto umida che arriva a depositarsi sulle coste della Turchia settentrionale. Lo scoppio dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, mentre in quota continua a mantenere le sue origini gelide, con valori sotto la soglia dei -35°C.

Tale dinamica tende a esacerbare il “gradiente termico verticale” all’interno della massa d’aria, instabilizzandola dall’interno e alimentando la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che giungi sulle coste della Turchia settentrionale e in riva al Bosforo, sotto la spinta dei sostenuti venti settentrionali che spiravano a tutte le quote, hanno poi dato la stura a fitti rovesci di neve, a tratti accompagnati dalla caduta di chicchi di grandine e dalla gragnola. Ciò da origine al fenomeno che possiamo chiamare “Black sea effect snow”, responsabile delle forti nevicate che nel periodo invernale colpiscono l’area di Istanbul e le coste della Turchia settentrionale. Ma oltre al fenomeno del “Black sea effect snow” si è aggiunto anche lo “stau” (sbarramento orografico) generato dagli elevati monti del Ponto che in queste situazioni, con i venti da Nord e N-NE provenienti dal mar Nero, possono favorire abbondanti nevicate sino alle zone costiere, dato l’elevato “forcing” orografico imposto da questi rilievi piuttosto imponenti. La barriera montuosa del Ponto, con le sue vette oltre i 3000 metri, blocca i freddi e umidi venti settentrionali che scivolano dal mar Nero, costringendo l’aria gelida, a contatto con i primi contrafforti montuosi, a salire bruscamente di quota, saturandosi e favorendo la formazione di estesi annuvolamenti cumuliformi, sul versante sopravento, che tendono a dispensare precipitazioni a carattere nevoso, piuttosto intense e persistenti. Oltre alle forti nevicate la Turchia ha sperimentato anche le prime giornate di gelo sull’altopiano interno, ormai ricoperto da uno spesso strato di neve fresca che sta determinando un forte “Albedo”. Fra le temperature più basse registriamo i -27.1°C raggiunti ad Erzurum, a 1756 metri, il luogo più gelido di tutta la Turchia orientale. Notevoli anche i -21°C di Kars, registrato lo scorso martedì 10 Dicembre, a 1775 metri di altezza, e i -21.5°C a Kayseri / Erkilet, sempre sopra i 1000 di altitudine.