
E’ il secondo intervento in ordine di frequenza nei bambini, ma in alcuni casi si rivela necessario anche per i pazienti adulti. L’operazione può contribuire alla prevenzione dei mal di gola frequenti e può anche far diminuire la probabilita’ di infezioni dell’orecchio medio. tiamo parlando della ‘tonsillectomia’, termine tecnico che, tradotto in gergo comune, indica l’asportazione delle tonsille. Tale intervento e’ spesso accompagnato dalla rimozione delle adenoidi (la cosiddetta ‘adenoidectomia’): entrambe sono operazioni chirurgiche molto comuni e sicure, non vengono eseguite sempre in un unico intervento e, a seconda dei casi, puo’ essere necessaria solo una delle due procedure. Agostino Serra, Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Universita’ di Catania e presidente della Sioechcf (Societa’ Italiana di Otorinolaringologia e Chirurugia Cervico-Facciale), sottolinea che “la tonsillite e’ grave quando puo’ essere causa di complicanze per esempio a carico del rene, del cuore o dell’insorgere di una malattia reumatica. Una tonsillopatia cronica, invece, e’ quando il processo infettivo non esaurisce la propria dinamica nell’arco di poco tempo, ma e’ soggetto a numerose e frequenti riacutizzazioni della patologia tonsillare, per esempio con febbre e placche”. L’esperto parla quasi di una “moda” nel passato, quando “un tempo si interveniva sulle tonsille e sulle adenoidi con molta frequenza, tanto che erano ben pochi gli individui che riuscivano a evitare di essere sottoposti all’intervento” mentre “piu’ recentemente, l’intervento chirurgico e’ indicato semplicemente in quei casi in cui l’obiettivita’ clinica e gli esami ematologici mostrano che si e’ di fronte a una ‘tonsillopatia focale’, che e’ la forma piu’ grave”.