
Questi valichi naturali, caratteristici del Carso, favoriscono l’incanalamento dei venti, provenienti dai quadranti orientali e settentrionali, convogliandoli, tramite fortissime raffiche di caduta e turbolenti deflussi, che agevolmente possono sfondare la soglia dei 120-130 km/h, in direzione del mar Adriatico. Il valico più importante, dove si origina la potente Bora che poi va a sferzare Trieste e l’area del golfo, è quello di Postumia, un grande intaglio che è posizionato tra l’altopiano carsico del monte Nanos e il comprensorio montuoso del monte Nevoso. Proprio questa è la porta dove si origina il flusso della Bora che scendendo dal Carso si tuffa su Trieste e sul golfo, con raffiche molto forti che vengono rese ancora più violente dalle forti differenze di densità, di pressione e di “gradiente termico” che si verificano fra la pianura Danubiana, l’altopiano del Carso, solitamente molto fredde, e le sottostanti coste adriatiche, molto più temperate e umide. Queste notevoli differenze, se associate a “gradienti barici orizzontali” di una certa rilevanza tra Balcani, Adriatico e Italia centro-settentrionale, possono generare delle vere e proprie tempeste, con raffiche di uragano, che vengono rese molto furiose e turbolenti durante lo scivolamento dall’altopiano del Carso verso la parte più interna del golfo di Trieste, dove non di rado si registrano raffiche ad oltre 150-160 km/h, in grado di apportare danni a strutture e edifici.
Quando raggiunge il golfo di Trieste le impetuose raffiche, ad oltre i 100 km/h, creano spettacolari vortici e soffiate di salino, generando anche un consistente moto ondoso di deriva, molto pericoloso per navi e imbarcazioni di piccola stazza, costrette per tal motivo a rinforzare sensibilmente gli ormeggi non appena le folate superano i 100-110 km/h. Nel caso delle recenti burrasche che hanno investito gran parte delle regioni italiane, il promontorio anticiclonico oceanico (alta pressione delle Azzorre) incuneandosi verso est, ha convogliato masse d’aria molto fredde, di matrice artica marittima continentalizzata, che dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dall’Ungheria si sono messe in moto verso le Alpi Dinariche, riversandosi in seguito lungo tutto il medio-alto Adriatico dopo essersi incanalate dentro i principali “intagli” naturali di queste. L’intenso “gradiente di densità” tra le masse d’aria, unito al fitto “gradiente barico orizzontale” che si è originato fra l’Europa centrale, dove si sono massimi barici sopra i 1028-1030 hpa, e il bacino centrale del mar Mediterraneo, divenuto sede depressionaria, con varie circolazioni depressionarie “retrograde” stagnanti tra Canale di Sicilia e Canale di Sardegna, ha prodotto il notevole rinforzo dei venti dal quadrante nord-orientale, fino a burrasca forza 7-8 Beaufort, su tutti i mari che circondano l’Italia.
Questo “gradiente barico orizzontale”, nelle ultime 48 ore, ha tenuto in vita una impetuosa bora che ha spazzato l’area del golfo di Trieste con raffiche che hanno superato la soglia dei 100-120 km/h, ma con picchi assoluti fino a 130 km/h. La stazione di Trieste, gestita dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, nella giornata di ieri, durante la violente raffiche di caduta dal Carso, ha registrato una massima raffica di ben 78 nodi da 40°, corrispondente a circa 144 km/h. Un valore degno per un uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, fra i più alti registrati in Italia da una stazione costiera in questo 2013. I venti da NE, dopo le sfuriate del weekend, tenderanno rapidamente ad attenuarsi, grazie all’allentamento del “gradiente barico” e all’ingresso del promontorio anticiclonico fino al cuore del Mediterraneo. Ma durante il prossimo fine settimana i venti da NE torneranno a soffiare sull’Adriatico e sulle regioni meridionali, dove accompagneranno l’ingresso di masse d’aria fredde, di lontane origini artiche continentalizzata, che causeranno un nuovo brusco calo termico a partire dalle giornate di sabato e domenica. Segno che questo è l’inverno dei venti di bora e di grecale.
