Alluvione Sardegna, il Sindaco di Galtellì a MeteoWeb: “i comuni devono gestire i fondi per la messa in sicurezza del territorio”

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1Continua il nostro viaggio nella Sardegna alluvionata, a due mesi dalla catastrofe. Il nostro inviato, il geologo Giampiero Petrucci, ha incontrato Giovanni Santo Porcu, il Sindaco di Galtellì, altro paese che ha subìto danni ingenti, pur senza registrare fortunatamente vittime umane.

Signor Sindaco, a quasi due mesi da quel fatidico 18 novembre, quale è la situazione a Galtellì?

Buona per quanto riguarda le abitazioni civili, ma certamente ancora difficile. Gli sfollati sono tutti rientrati nelle loro case dove però si verificano seri problemi creati dall’umidità. Nelle campagne invece la situazione è peggiore perché i danni non sono ancora stati riparati, nemmeno in parte

2E’ vero che Galtellì risulta particolarmente soggetto alle inondazioni?

Se guardiamo le statistiche, purtroppo sì. Il nostro paese ha subìto ben tre alluvioni negli ultimi 10 anni: nel 2004, nel 2008 e nel 2013 oltre ad una fortunatamente solo sfiorata nel 2011

A cosa deve questo triste primato?

Alla sua posizione geografica. Galtellì si trova nella pianura, a pochi km dal mare, ed alla confluenza di due corsi d’acqua, il Rio Sologo ed il Fiume Cedrino. In pratica riceviamo le acque da tutte le direzioni: se tutti conosciamo la potenza del Cedrino, regolato tra l’altro dall’omonima diga che fa da calmieratore, non è assolutamente da sottovalutare il rischio idrogeologico indotto dal Sologo

3Perché?

Perché la direzione di arrivo del Sologo è esattamente perpendicolare al nostro paese ed inoltre questo rio non è in alcun modo regolato né imbrigliato, a differenza appunto del Cedrino. Noi abbiamo chiesto ripetutamente la sua messa in sicurezza, anche in tempi non sospetti, ma non abbiamo avuto risposte concrete. La scusa è la solita: mancano i fondi. Però adesso, per ripristinare i danni, si spende di più, in certi casi addirittura il doppio di quanto fosse in preventivo per normali opere di sicurezza. Occorre una diversa politica di gestione del territorio

Quale?

Affidare ai Comuni, e non ad altri Enti, i fondi da spendere nei loro territori. Chi meglio dei Comuni, dei Sindaci e dei cittadini, conosce il proprio territorio? Nessuno. Affidare la gestione dei fondi ad Enti esterni, al di sopra di noi, può rivelarsi controproducente. Faccio un esempio: nel 2004 furono stanziati 4.8 milioni di euro per la messa in sicurezza del nostro comune, in particolare del fiume Cedrino. Ebbene, prima questi fondi vennero tolti per spostarli sul G8 a La Maddalena, che poi non si tenne. Rientrati i fondi, la Regione Sardegna ed il Consorzio di Bonifica hanno perso molto tempo per sviluppare i progetti relativi: solo nel 2011 è infatti iniziato il disboscamento dell’alveo mentre la sistemazione degli argini è oggi appena all’inizio. Troppi ritardi, troppa lentezza. L’ultima alluvione, poi, ha ovviamente aggravato la situazione

Il Sindaco di Galtellì, Giovanni Santo Porcu. Il paese ha subìto gravi danni il 18 novembre scorso, soprattutto nelle campagne, con forti ripercussioni sull’economia locale (foto tratta dal sito del Comune di Galtellì)
Il Sindaco di Galtellì, Giovanni Santo Porcu. Il paese ha subìto gravi danni il 18 novembre scorso, soprattutto nelle campagne, con forti ripercussioni sull’economia locale (foto tratta dal sito del Comune di Galtellì)

Torniamo al tragico evento del 13 novembre scorso. Come vi siete regolati a Galtellì?

Abbiamo fatto tutto praticamente da soli, almeno all’inizio. Avevo ricevuto, come tutti, il solito “avviso di criticità” dalla Protezione Civile. Ma un semplice fax non è sufficiente. Per fortuna, non ho tergiversato. Già alle 9 di mattina, nonostante qui a Galtellì non piovesse, ho allertato tutte le forze a disposizione, compresi i Carabinieri. Come dicevo prima, nessuno conosce il proprio territorio meglio di chi vi abita: il problema non è solo a Galtellì, ma soprattutto a monte. Il pericolo viene da più lontano, bisogna essere avvertiti prima

Voi siete stati avvertiti? Siete stati contattati durante lo sviluppo delle precipitazioni?

Assolutamente no. Ho mandato una trentina di fax ai vari enti, specificando le mie mosse e chiedendo informazioni. Nessuna risposta. Ad un certo punto i telefoni cellulari non funzionavano più, le linee fisse erano intasate, non rispondeva nemmeno il 188 né il 115. Non avevo nessun conforto dalle informazioni ufficiali. Nell’emergenza non sono io che devo cercare notizie, magari su internet, e perdere ulteriore tempo. Abbiamo perfino utilizzato i social network per avvisare i nostri cittadini. Ma io non ero avvisato ed aggiornato sull’evolversi della situazione: bisogna trovare un sistema in grado di funzionare nell’emergenza e di avvertire in tempo. L’evacuazione deve avvenire con cognizione, quando è veramente necessario. Io ho agito di mia iniziativa, perché conosco il territorio ed i suoi rischi. Alle 10.30 ho emesso l’ordinanza di sgomberare le scuole ed ancora non pioveva forte. Per fortuna l’ho fatto: alle 13.30, proprio quando dovevano uscire da scuola, è iniziato il diluvio, poi l’esondazione. Almeno i bambini erano già con i loro genitori!

Un comportamento encomiabile. Dunque anche Lei auspica l’introduzione di un maggior controllo del territorio dal punto di vista del rischio idrogeologico ed un adeguato sistema di monitoraggio?

Certamente sì. So, come lei stesso mi ha riferito, che esistono progetti al riguardo e vorrei essere tenuto al corrente. Come ho già detto, i problemi comunque non sono e non nascono solo a Galtellì, ma anche a monte del nostro territorio ed è da lì che forse dobbiamo iniziare

Proprio così. Ma torniamo al vostro paese. Cosa chiedete come priorità?

La messa in sicurezza del Rio Sologo, anche se non sappiamo quali risorse potremo ottenere. Inoltre, anche il ripristino immediato dell’arginatura distrutta e dell’alveo che in molti punti praticamente non esiste più, causa la sabbia ed i vari detriti trasportati. Il Sologo è il rischio maggiore per Galtellì: il suo corso dovrebbe essere regimentato meglio, rallentando la corrente con apposite opere. L’alluvione ha cambiato il volto del nostro paesaggio fluviale, riducendo gli alvei e lo spazio utile a disposizione delle acque: urge ripristinarlo prima che torni a piovere forte. Infine, abbiamo assoluta necessità di fondi: in questo senso la priorità è per chi ha perso la casa, e questo va bene. Però anche le nostre campagne hanno subìto grande devastazione. Vi sono molte persone che hanno investito decine di migliaia di euro, ad esempio nelle serre, vedendo distrutta la loro fatica: l’economia è in ginocchio. Stiamo aspettando, bisogna ripartire: basterebbe anche un piccolo segnale che però stenta ad arrivare

Sembra esserci molto lavoro da fare. Cosa può dire in conclusione?

Tutti sappiamo che stiamo attraversando un periodo di crisi. E’ altrettanto vero che stiamo pagando il prezzo a politiche mai a favore della tutela del territorio, se non in situazioni di emergenza. Un paese civile, sia che si parli di Italia o di Sardegna, deve avere un serio piano di Protezione Civile e di emergenza visto che tra l’altro queste gravi situazioni si stanno ripetendo con frequenza. Non si può più aspettare, bisogna attuare politiche di prevenzione. Se io, come Sindaco, avessi avuto a disposizione i fondi relativi al 2004, li avrei già spesi e probabilmente avrei contenuto i danni di quest’ultima alluvione. Mi auguro che questa disgrazia sia un’occasione, non solo per ripartire ma anche per la salvaguardia del territorio. Galtellì è l’unico Comune della Sardegna, e forse d’Italia, che ha subìto tre alluvioni in dieci anni: ora basta!

Si ringrazia Mario Disi e l’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Galtellì per la gentile concessione delle fotografie riguardanti l’alluvione del 18 novembre 2013.

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