Alluvione Sardegna, il Sindaco di Olbia a MeteoWeb: “urgono adeguati sistemi di monitoraggio idrogeologico a salvaguardia del territorio”

Continua l’inchiesta di MeteoWeb in Sardegna, a due mesi dalla tragica alluvione del 18 novembre scorso. Il nostro inviato sull’isola, il geologo Giampiero Petrucci, ha intervistato il Sindaco di Olbia, Giovanni (Gianni) Giovannelli che auspica una più efficace salvaguardia del territorio grazie anche ad appositi sistemi di monitoraggio idrogeologico.

Signor Sindaco, ad ormai due mesi da quel tragico 18 novembre quale è la situazione ad Olbia?

Direi di apparente normalità. La città è sistemata e ripulita: abbiamo tolto ben seimila tonnellate di rifiuti ingombranti. La viabilità è ripristinata. Rimangono però ancora ferite aperte: gli evacuati sono ancora circa seicento ed il lavoro non è certamente finito. Stiamo ancora distribuendo alla popolazione i beni perduti, come cucine ed elettrodomestici. A questo proposito, continua la nostra richiesta di solidarietà: abbiamo ulteriore bisogno di elettrodomestici, mobili, tv per garantire assistenza a tutte le famiglie che hanno perduto i loro beni.

Il Sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, nel suo studio in Municipio. Il Sindaco è da tempo tra i più attivi sostenitori dello sviluppo di adeguate opere di prevenzione dal rischio idrogeologico, tra cui anche i sistemi di monitoraggio idrogeologico (foto G. Petrucci)
Il Sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, nel suo studio in Municipio. Il Sindaco è da tempo tra i più attivi sostenitori dello sviluppo di adeguate opere di prevenzione dal rischio idrogeologico, tra cui anche i sistemi di monitoraggio idrogeologico (foto G. Petrucci)

Quale è il ragionevole obiettivo per queste sfortunate famiglie?

Far rientrare tutti in casa dagli alberghi, dove adesso alloggiano, entro la fine del mese di gennaio, forse anche prima. Questa è la nostra priorità. Tra i 63 Comuni colpiti dall’alluvione, Olbia ha avuto il maggior impatto per la popolazione. Più di tremila edifici sono stati danneggiati, circa 1700 le auto distrutte. I danni totali ammontano a più di 100 milioni di euro. Il Comune di Olbia ha già anticipato e continuerà ad anticipare per sei mesi gli affitti delle abitazioni di coloro che non possono o non desiderano, causa i traumi subìti, rientrare nelle loro case alluvionate. In questo senso, possiamo dire che dal punto di vista dell’assistenza alla popolazione, l’emergenza è praticamente superata.

Le cifre testimoniano perfettamente la catastrofe. A parte la tragedia e la solidarietà, cosa le rimane dell’alluvione?

La consapevolezza, unita al rammarico, che le promesse fatte da Governo e Parlamento non sono state mantenute. La nostra richiesta principale era utilizzare le risorse comunali, presenti nelle nostre casse, escludendole dal Patto di Stabilità. La situazione è dannosa perché i fondi elargiti da Governo e Regione sono assolutamente insufficienti per l’emergenza. Abbiamo speso di più di quello che è arrivato: oltre sette milioni di euro per pagare fornitori, mense, lavanderie, alberghi, ecc.

Cosa non ha funzionato quel terribile giorno?

Durante l’evento non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione sull’evoluzione del fenomeno. Fortunatamente, noi eravamo già sul campo perché nei due giorni precedenti aveva piovuto ed avevamo riscontrato problemi importanti nella zona di Pittulongu, poi scampata al disastro seguente. Ciò mi aveva consentito di attivare tutte le strutture operative per contrastare eventuali esondazioni. Ma nessuno mi ha fornito ulteriori comunicazioni. Cittadini e media non hanno capito, da qui poi derivano le polemiche e le accuse ai Sindaci, che “allerta meteo di criticità elevata”, la cosiddetta “fase 2”, e “stato di emergenza”, la cosiddetta “fase 3”, che si attiva solo a seguito di un ulteriore peggioramento delle condizioni, sono due cose ben distinte. La Magistratura, che si è molto interessata anche a questo filone di inchiesta, verificherà eventuali responsabilità in questo senso.

Una cosa è certa: il territorio è fragile. Quali le cause?

E’ necessaria un’autocritica. La città di Olbia è forse cresciuta con la sensibilità e la lungimiranza della politica? Olbia è nata in una zona soggetta ad essere alluvionata ma vi si è costruito in maniera “orizzontale”. Il reticolo idrologico non è stato rispettato come invece si sarebbe dovuto fare. S’è costruito ed abitato in aree che sono a rischio. La responsabilità più grave della politica è di avere attuato condoni edilizi che hanno reso sanabili queste situazioni. Solo dal 2006, con l’introduzione del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico, ndr) e del Piano Fasce Fluviali, peraltro insufficienti e da modificare, s’è posto un freno alla costruzione nelle vicinanze dei corsi d’acqua. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che ad Olbia ormai ogni canale è diventato un vero e proprio fiume.

Evidentemente, era troppo tardi. Tra i rimedi ipotizzati si parla di delocalizzazione. Cosa ne pensa?

Soluzione affascinante ma estremamente onerosa e difficile da realizzare. Innanzi tutto avremmo bisogno di un supporto legislativo a livello regionale. Poi sono necessari investimenti rilevanti per progetti di mitigazione del rischio idrogeologico: per declassare le aree a massimo rischio servono lavori strutturali importanti. Noi avevamo anche iniziato ma poi è cambiata la normativa che ha introdotto parametri diversi e adesso si corre il rischio di vivere in un contesto non più adeguato. Infine ci sarebbe bisogno di interventi infrastrutturali giganteschi, ad esempio per opere tipo le “casse di laminazione” in cui potrebbero espandersi le piene, ma il loro costo è superiore ai 30 milioni di euro. In totale, abbiamo stimato che per realizzare significative opere di mitigazione del rischio idrogeologico ad Olbia sarebbero necessari dai 70 ai 100 milioni di euro. Voglio sottolineare che noi saremmo anche pronti, ma pare che la Regione voglia destinare per i 63 Comuni alluvionati soltanto una ventina di milioni di euro totali. In questo modo non potremo realizzare opere strategiche.

Allora quali soluzioni sono possibili per la salvaguardia delle vite umane?

Noi siamo sempre stati molto attenti a queste problematiche. Già nel 2011, quattro giorni dopo l’alluvione di Genova, proprio perché conoscevo i problemi del mio territorio, al fine di evitare la perdita di vite umane (come scrissi appositamente), chiesi al Presidente del Consiglio che le attività volte a prevenire e fronteggiare emergenze di natura idrogeologica nel Comune di Olbia, ovvero che le opere atte a mitigare il rischio, potessero essere eseguite in deroga al Patto di Stabilità, visto che a quel tempo nelle casse comunali era presente un disavanzo di 11 milioni di euro.

Evidentemente una richiesta quanto mai opportuna ma rimasta inevasa. Approfondiamo però la questione dal punto di vista tecnico. Negli ultimi tempi, anche su MeteoWeb , si è molto parlato di monitoraggi idrogeologici che, se opportunamente gestiti, porterebbero ad una maggiore sicurezza per i cittadini. Lei che ne pensa?

Noi siamo già pronti al riguardo. Abbiamo già presentato un progetto di questo tipo perché crediamo molto in questa metodologia che non prevede solo la consueta strumentazione (pluviometri, idrometri, ecc., ndr) ma anche pannelli interattivi, schermi e lavagne luminose, ponti radio e tutto quanto serva ad informare il maggior numero di cittadini, visto che spesso durante queste calamità salta la telefonia mobile e talvolta anche quella fissa. La salvaguardia del territorio non può più aspettare, non solo ad Olbia.

Giustissimo. Concludiamo, se possibile, con un segno di speranza per il nuovo anno

La speranza è appunto che questi progetti vengano finanziati in tutti i Comuni con fondi europei, visto che solo questo tipo di finanziamento è escluso dal Patto di Stabilità. Ho sempre detto, e lo ripeto, che Governo, Parlamento e Regione farebbero bene a far derogare dal Patto chi ha le risorse finanziarie. I sistemi di prevenzione devono essere attuati perché con essi salviamo le vite umane.