MeteoWeb»CLIMATOLOGIA»Alpi italiane letteralmente sommerse di neve fresca, merito di un inverno travestito d’autunno col dominio dei flussi sub-tropicali
Alpi italiane letteralmente sommerse di neve fresca, merito di un inverno travestito d’autunno col dominio dei flussi sub-tropicali
In questo prolungato inverno, travestito d’autunno, finora, gli unici a sorridere sono gli imprenditori che gestiscono i più rinomati impianti sciistici dell’arco alpino. Finalmente, dopo svariati inverni con scarse precipitazioni nevose, le Alpi italiane tornano ad essere interamente ammantate dalla “dama bianca”, con accumuli molto abbondanti, a partire dai 1000 metri di altezza, per la gioia di sciatori e semplici appassionati dei paesaggi di montagna. In particolare sui versanti più meridionali delle Alpi Graie e delle Orobie, particolarmente esposti agli umidi venti dai quadranti meridionali, dove si registrano accumuli di oltre i 2 metri di neve fresca. Vere e proprie “badilate” di neve che non hanno risparmiato neppure le Dolomiti e i rilievi di Veneto e Trentino Alto Adige, con paesi e centri montani rimasti seppelliti, dopo le fitte nevicate dei giorni scorsi, rese ininterrotte per intere giornate. Tutto merito di un persistenti pattern atmosferico tipicamente autunnale, con un intenso flusso perturbato “zonale” che continua a convogliare verso Francia e Italia giovani sistemi frontali, di origine atlantica, preceduti da ampi flussi di aria mite e molto umida, d’estrazione sub-tropicale continentale “marittimizzata” sul bacino centrale del mar Mediterraneo.
Sono proprio questi estesi flussi meridionali, che spingono l’aria tiepida d’estrazione nord-africana fin verso l’Europa centrale, la Danimarca ed il mar del Nord, a creare le situazioni sinottiche ideali per la realizzazione di importanti eventi significativi lungo tutto il versante meridionale dell’arco alpino, esacerbati dall’orografia alpina, che bloccando i corpi nuvolosi che salgono da Sud enfatizza le precipitazioni, rendendole uniformi e piuttosto battenti per intere giornate. Come abbiamo potuto osservare in questi ultimi 20 giorni, in quasi tutti questi episodi perturbati di stampo puramente autunnale, sulle Alpi meridionali (quelle italiane) il richiamo d’aria mite e molto umida, innescato dall’approssimarsi di questi ampi sistemi frontali d’estrazione oceanica, ha ammassato una consistente nuvolosità da “stau” (sbarramento orografico), identificabile in seno ad una “Warm Conveyor Belt” (corrente calda e umida pre-frontale in quota), che ha dato la stura a persistenti nevicate, per lo più di moderata intensità, inframezzate da veri e propri rovesci, prodotti dal “forcing” orografico esercitato dai rilievi alpini e prealpini all’umida ventilazione meridionale.
Ed è proprio questa la principale anomalia, ossia la persistenza di fenomeni precipitativi molto intensi, di carattere “convettivo”, in quella che di norma dovrebbe essere la stagione più secca dell’anno per il clima alpino. La ventilazione meridionale, impattando sui primi contrafforti montuosi delle Prealpi, costringe le masse d’aria molto umide e miti a sollevarsi bruscamente verso l’alto, condensando tutto il loro contenuto umido in ammassi nuvolosi piuttosto compatti, di carattere cumuliforme, capaci di dare la stura anche a rovesci in alta quota, specie fra le Prealpi piemontesi, lombarde e i rilievi veneti. A quote decisamente più alte sui monti del Friuli, oltre i 1400-1500 metri, poiché maggiormente aperti alla risalita di masse d’aria molto miti, d’estrazione sub-tropicale marittimizzata, che provengono direttamente dall’alto Adriatico.
Trattandosi di precipitazioni, localizzate in piena avvezione calda, con uno scorrimento mite d’estrazione sub-tropicale attivo anche alle quote superiori della troposfera, la linea dello “snow line”, in queste situazioni, si mantiene a quote particolarmente elevate per Gennaio. In questa situazione, con uno “snow line” costante sopra i 1000 metri, si viene a creare quel tipo di situazione in cui piove in modo fitto fino ad una certa quota, mentre poco sopra ammassa metri di neve fresca. Quindi in sostanza tanta neve, ma a quote decisamente elevate per la stagione invernale. Solo nelle vallate più strette ed interne, dove è più facile che la massa d’aria sovrastante tende ad essere raffreddata dall’”Albedo” indotto dall’abbondante manto nevoso che copre le cime attigue, si sono verificate delle nevicate a quote inferiori ai 900-800 metri, come in Valle d’Aosta ed in alcune valli più interne di Piemonte e Lombardia, specie durante precipitazioni moderate o a carattere di rovescio, prodotte dalle nubi cumuliformi forgiate dallo “stau” alpino agli umidi e miti venti meridionali. E di neve fresca sull’arco alpino ne cadrà ancora molta entro fine mese.