
Ma ci possono essere complicanze legate alla malattia: nelle donne la clamidia può provocare danni permanenti all’apparato riproduttivo. Se non trattata, l’infezione può diffondersi all’utero e alle Tube di Falloppio, causando una MIP (malattia infiammatoria pelvica), con infertilità, possibili gravidanze extrauterine e dolori al basso ventre. Nel caso dell’uomo, le complicazioni sono più rare: l’infezione può raggiungere i testicoli, causando la loro infiammazione, ma più raramente provoca infertilità. Il soggetto stesso (ciò vale sia per gli uomini che per le donne) inconsapevolmente, con le mani non lavate, può trasportare il batterio dai genitali all’occhio, provocandosi una congiuntivite. Generalmente la terapia consiste nella somministrazione di antibiotici, astenendosi dai rapporti sessuali fino al termine delle cure per evitare una reinfezione. E’ implicito che anche il partner debba sottoporsi al test e, se quest’ultimo risulta positivo, deve eseguire la terapia.
La diagnosi della clamidia è molto semplice, attraverso tre modalità: il tampone vaginale presso un laboratorio di analisi qualificato, l’auto-tampone vaginale eseguito a casa, la raccolta del primo campione di urina della mattina. In tutti i casi, il materiale viene analizzato con i moderni metodi di biologia molecolare, molto sensibili ed affidabili. Per prevenire la clamidia occorre: praticare sesso sicuro, utilizzando il profilattico e diminuendo il numero di partner sessuali per ridurre il livello di rischio; bandendo i rapporti non protetti con persone di cui non si conosce con certezza lo stato di salute e curando attentamente la propria igiene personale, dato che l’infezione si diffonde anche attraverso le secrezioni vaginali, mediante contatto con biancheria, asciugamani e altri oggetti contaminati.