
Secondo gli scienziati della NASA, i campi magnetici del Sole hanno completamente invertito la propria polarità, raggiungendo il punto medio del ciclo solare 24. Un evento che si verifica ogni 11 anni, che pur rappresentando un fenomeno importante, non comporta alcuna variazione “catastrofica” per la vita sulla Terra. “Un’inversione del campo magnetico del Sole è un grande evento“, ha detto il dr. Tony Phillips della NASA, in una dichiarazione pubblicata sul sito web dell’agenzia spaziale. “I campi magnetici della nostra stella – spiega lo scienziato – si indeboliscono, si annullano e poi invertono la propria direzione. “E’ un ciclo normale per il ciclo di Schwabe“, aggiunge il fisico solare Phil Scherrer. Gli effetti di tale manifestazione possono essere riscontrati attraverso le sonde spaziali, ma secondo alcuni ricercatori i raggi cosmici potrebbero influenzare la nuvolosità ed il clima della Terra. Di certo l’inversione comporta aurore polari (boreali e australi) ben più ampie e frequenti, oltre che maggiormente visibili a latitudini più basse. Il dominio di influenza magnetica del sole, noto anche come eliosfera, si estende per miliardi di chilometri al di là di Plutone, tanto che gli strumenti della sonda Voyager 1, ormai oltre i confini del nostro sistema solare e sulla soglia dello spazio interstellare, ne registrano ancora l’influenza. In particolare esso si fa sentire come una corrente elettrica lungo il piano equatoriale del Sole su uno spessore di circa 10.000 km. Gli astrofisici chiamano questo piano “current sheet” o corrente eliosferica diffusa. La corrente che si produce è bassissima in potenza (ossia di circa un miliardesimo di ampere per metro quadrato), ma enorme in quantità, tanto da farsi sentire anche a miliardi di chilometri.
Il legame tra attività solare ed ere glaciali non è univoco, inoltre abbiamo iniziato a misurare con precisione i cicli solari solo da pochi decenni, da quando abbiamo spedito sonde nello spazio che hanno permesso di ottenere osservazioni più accurate. Troppo poco per costruire modelli che ci permettano di prevedere nel dettaglio il comportamento del Sole, che tra l’altro ha già attraversato cicli anomali che potrebbero rivelarsi a loro volta normali periodi di variabilità. Nuove tecniche di analisi aiuteranno gli scienziati a migliorare la comprensione del Sole, del suo ciclo undecennale e delle grandi ‘eruzioni’ che si verificano sulla sua superficie.