
Quello che è già il più grande sistema di grotte all’interno di un parco nazionale italiano, nonché la piu’ lunga grotta delle Dolomiti, diventa così una delle più profonde cavità d’Italia (attualmente al 9° posto) e la più profonda grotta del Veneto.
A quanto si legge da un blog degli speleologi locali (cliccare qui per l’articolo originale), da tempo gli speleologi sospettavano che una serie di grosse voragini, a circa 800 metri di profondita’, sulle remote gallerie dei “Bimbi Sperduti”, avesse le potenzialita’ di superare la fatidica quarta cifra, tuttavia negli ultimi anni delle strettoie avevano bloccato la discesa su due fondi: uno a meno 890 e un altro a meno 908 metri di profondita’, mentre lo storico fondo dell’abisso, raggiunto nell’ormai lontano 1993, si attestava a quota meno 971.
Alla fine di dicembre 2013, una prima nutrita squadra di speleologi veneti ha superato la strettoia finale, affacciandosi su di un nuovo grande pozzo. Un secondo gruppo e’ quindi sceso il 3 gennaio per un campo interno di quattro giorni consecutivi, conclusosi il 6 gennaio. Dopo aver disceso il nuovo pozzo di oltre 50 metri si e’ entrati in una bella galleria forra attiva, che porta su un’ultima grande rampa che si approfondisce a meno 1052 dove l’acqua del torrente che caratterizza questo settore della grotta si perde in frana.
A meno 1020 sono state individuate delle belle gallerie freatiche (gallerie di sezione circolare o ellittica, scavate da un flusso di acqua che occupa l’intero volume della galleria, a differenza dalle gallerie vadose, nelle quali l’acqua scorre solo sul fondo) e ventose, che al momento non hanno visto fine dopo circa 300 metri di percorso e un altro fondo attivo intorno ai meno 1040.
Le potenzialita’ esplorative di questi rami sono notevoli e future esplorazioni potrebbero aggiungere ulteriori metri alla profondita’ della grotta, della quale non e’ ancora nota la destinazione delle acque (potenzialmente dirette verso il Lago della Stua o l’importante risorgenza di San Vettore in Veses, in comune di San Gregorio delle Alpi).
Le esplorazioni delle zone profonde della grotta sono state coordinate dai Gruppi speleologici di Padova, Valdobbiadene, Feltre e Belluno, con l’appoggio di numerosi speleologi affiliati alla Federazione Speleologica Veneta.