“Negli ultimi decenni la cristallografia ha vissuto una rapida evoluzione, pur mantenendo la sua iniziale vocazione di indagare la struttura della materia e ha ispirato ben 28 premi Nobel, tra cui Natta”, spiega Michele Saviano, direttore dell’Istituto di cristallografia del Cnr (Ic-Cnr) e presidente Aic. “Le tecniche basate sulla diffrazione dei raggi X si sono sviluppate al punto di consentire lo studio di sistemi cristallini sempre più complessi per fornire una visione più completa della struttura della materia e hanno permesso l’analisi della struttura delle macromolecole biologiche per la progettazione di farmaci, la definizione delle correlazioni tra struttura e proprietà per lo sviluppo di materiali all’avanguardia per l’elettronica, la optolelettronica, il magnetismo, lo studio e la datazione di manufatti di rilevanza archeologica o l’analisi di rocce lunari e meteoriti”.
Anche Giulio Natta fondò gran parte dei suoi studi sul polipropilene utilizzando tecniche cristallografiche. “Ricerche che permisero di produrre materiali plastici con forme e proprietà nuove, portando l’Italia e la sua industria chimica, come è noto, fino ai vertici mondiali. Tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, guardavano all’Italia per le sue tecnologie avanzate, e la cristallografia contribuì non poco al boom economico italiano degli anni ’60. Ancora di più oggi, le ricadute socio-economiche di questa scienza potrebbero dare un contributo importante alla ripresa della difficile realtà del paese”, conclude Saviano.
