L’Italia fa registrare tassi di mortalita’ entro i primi 5 anni di vita tra i piu’ bassi al mondo (3,3 per mille nati vivi). Lo sottolinea Istat che prende in esame il fenomeno in Italia dal 1887 ad oggi. Se nel 1887 in Italia morivano circa 223.000 bambini entro il primo anno di vita e 176.511 tra 1 e 5 anni, nel 2011 il numero di bambini morti nel primo anno di vita e’ sceso a 1774 e quello tra 1 e 5 anni a 310. Cambiano anche le cause principali, da ricercare nelle malformazioni congenite e nelle condizioni di origine perinatale. A determinare la drastica inversione di tendenza, le riforme politico-sanitarie attuate su tutto il territorio nazionale, il miglioramento delle condizioni ambientali e socioeconomiche, l’alfabetizzazione delle donne, lo sviluppo di una cultura dei diritti dell’infanzia, i progressi della scienza e della medicina e la lotta contro malattie che una volta erano endemiche nel paese, come la malaria, la tubercolosi o il morbillo. La transizione della mortalita’ comincia in quasi tutti i paesi europei, compresa l’Italia, nel corso del XVIII secolo, ma diventa consistente solo verso la fine del XIX secolo, e generalizzato ovunque dopo la Prima Guerra Mondiale, anche se nei paesi dell’Europa mediterranea e’ in ritardo rispetto alle nazioni dell’area settentrionale e orientale. Fondamentali per la riduzione della mortalita’ infantile in Italia sono la riforma ospedaliera del 1968, che trasforma gli ospedali, fino ad allora gestiti da enti di assistenza e beneficenza, in enti pubblici, disciplinandone l’organizzazione e le funzioni, e la legge 833 del 1978 che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale e determina la nascita della pediatria di famiglia. Il primato mondiale per il piu’ basso tasso di mortalita’ sotto i 5 anni spetta pero’ alla Svezia. I dati Istat mostrano come nel 1887 le condizioni di mortalita’ dell’Italia rispetto a Francia e Svezia erano nettamente peggiori. Il tasso di mortalita’ osservato per la Francia all’inizio del periodo e’ pari a 250 per mille nati vivi, valore che viene raggiunto dall’Italia solo dopo 20 anni, ovvero nel 1907. Il motivo di tale svantaggio dell’Italia va ricercato nelle condizioni socio-economiche del paese. L’Italia arriva in ritardo nella costruzione delle infrastrutture, quali il sistema di fognature, la fornitura di acqua potabile o la costruzione di ospedali pediatrici. E’ a partire dagli anni ’80 che il livello di mortalita’ dell’Italia tende a sovrapporsi con quello della Francia e della Svezia. Nel corso del ‘900 pero’, la velocita’ di riduzione della mortalita’ e’ maggiore in Italia che in Svezia e Francia. Questi paesi impiegano rispettivamente 34 e 33 anni per vedere dimezzati i tassi da 200 a 100 per mille nati vivi, l’Italia ne impiega 29.
Infanzia, ISTAT: in Italia il tasso di mortalità è tra i più bassi al mondo
