
“Non è un caso che le previsioni meteo di radio e TV si indirizzino sempre più verso l’allertamento della popolazione rispetto alla probabilità di frane e alluvioni. I numeri d’altronde sono sin troppo chiari: solo dall’inizio del 900 ad oggi abbiamo avuto più di 4000 eventi gravi, di cui più di 1600 hanno prodotto vittime – ha proseguito Graziano, riprendendo i dati del rapporto CRESME – CNG – mentre gli sfollati sono stati più di 700.000. Ingenti continuano ad essere i danni alla nostra agricoltura, al territorio e a tutta l’economia italiana.
Nel nostro Paese vi sono ben 29.500 kmq ad alta criticità idrogeologica, In Liguria il 98% dei comuni è in aree ad elevato rischio idrogeologico, in Emilia Romagna la percentuale è del 90%. Quasi 6 milioni di persone vivono nei 6.631 comuni che presentano almeno una situazione di elevato rischio idrogeologico e gli edifici esistenti in queste aree sono più di un milione. Davanti a questi numeri, vogliamo dare la colpa ai cambiamenti climatici? Vogliamo metterci la coscienza a posto pensando che davanti alle cosiddette bombe d’acqua non ci sono alternative? O è il caso di ragionare in altri termini? I cambiamenti climatici rappresentano un’aggravante, non un’attenuante”.
