Il Wwf interviene sui danni provocati dalle alluvioni per rilevare che nonostante negli ultimi 60 anni 3.660 persone abbiano perso la vita a causa di frane e alluvioni per un costo complessivo dei danni superiore ai 52 miliardi di euro “si continua a ‘canalizzare’ e cementificare i corsi d’acqua, a non garantire la manutenzione ordinaria di sponde e argini, a impermeabilizzare il territorio e a ‘consumare suolo’ al ritmo di oltre 90 ettari al giorno”. Quindi, “e’ l’uomo” il responsabile delle esondazioni dei fiumi e “non le nutrie (Myocastor coypus), che costruendo le tane lungo le sponde dei corsi d’acqua provocherebbero il franamento di argini e difese spondali”. A chi punta il dito contro gli ambientalisti che si oppongono agli abbattimenti delle nutrie, il Wwf spiega che la responsabilita’ di questi animali e’ un “fenomeno tutto da dimostrare, soprattutto lungo il bacino del Po e dei suoi affluenti dove gli argini sono generalmente ‘armati’ con lastre di cemento e diaframmi che vanno nel sottosuolo fino a 10/20 metri per cui le nutrie difficilmente possono scalfirli, a meno che ci siano dei cedimenti non gestiti”. In Italia, aggiunge il Wwf, “vengono spesi circa 4 milioni di euro l’anno per il contenimento di questo roditore per la realizzazione di recinzioni elettrificate, protezione meccanica degli argini attraverso l’uso di reti composite stese al suolo, piani di cattura e abbattimento gestiti dalle Province, molti dei quali realizzati da quelle della bassa padana (Mantova, Cremona, Reggio Emilia, Modena); questi interventi sono generalmente poco efficaci soprattutto perche’ le Amministrazioni provinciali si muovono autonomamente senza alcun coordinamento vanificandosi a vicenda gli sforzi”. Per il Wwf, invece, “occorre dare applicazione alle Direttive europee su Acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE), istituendo le Autorita’ di distretto (previste fin dal 2006 dal Dlgs.152/2006), favorendo una diffusa azione di rinaturazione sul territorio e riattivando un’efficace manutenzione ordinaria; azioni che rispondono anche ai principi di un’adeguata politica di adattamento ai cambiamenti climatici”.