Nell’autunno 2010, Pompei, il più grande sito archeologico al mondo, è stato tristemente al centro della cronaca : la notte tra il 5 e il 6 novembre 2010, a causa delle abbondanti infiltrazioni di acqua piovana, è venuta giù la Schola Armaturarum Juventutis Pompeiani, una specie di palestra dove si allenavano i gladiatori, affacciata su via dell’Abbondanza. Pochi giorni dopo, il 30 novembre, ha ceduto un muro antico che fungeva da contenimento del terrapieno posto sul peristilio della Casa del Moralista. L’1 dicembre sono crollate una bottega di via Stabiana e la Domus del Piccolo Lupanare. Il 2 dicembre ha ceduto anche il muro del peristilio della casa di Trebio Valente. Passano gli anni e la conta dei danni negli scavi di Pompei non si arresta. Pompei, il più grande museo a cielo aperto e uno dei maggiori vanti dell’Italia, ha subito, a fine 2013, i crolli di stucchi in Domus e squarci nelle mura delle terme. E’ poi toccato al muro di una bottega in Via Stabiana ed è venuto giù anche una parte di intonaco della casa della Fontana piccola. Ma Pompei, così impregnata di storia, in cui il tempo pare essersi arrestato alla terribile eruzione del Vesuvio, il suo status di “patrimonio dell’umanità”, non può perderlo. Lo storico Tacito chiese a Plinio il Giovane, scrittore latino adottato dallo zio Plinio il Vecchio, che abitava nel Golfo di Napoli e assistette da lì all’eruzione del Vesuvio, di raccontargli della morte dello zio e, attraverso questo racconto, ci è stata tramandata la data dell’eruzione del Vesuvio, il 24 agosto del 79 d.C. “Una nube si levava in alto, ed era di tale forma ed aspetto da non poter essere paragonata a nessun albero meglio che a un pino”.
L’eruzione pliniana del Vesuvio è la più nota della storia della vulcanologia. In essa, Pompei ed Ercolano furono completamente distrutte e molte altre città fortemente danneggiate, fra cui Oplonti e Stabia. La prima fase dell’eruzione iniziò circa alle ore 13 del 24 agosto e fu accompagnata da una serie di forti esplosioni. Nella seconda fase, durata fino alle ore 8 del 25 agosto, si formò una colonna di gas, ceneri, frammenti litici e pomici bianche e grigie, alta circa 15 km. al di sopra del vulcano, accompagnata da frequenti terremoti. Durante la notte, molte persone, approfittando di una stasi dell’attività eruttiva, ritornarono alle proprie case, ma nella mattinata del 25, l’attività riprese e la colonna eruttiva collassò completamente, con flussi piroclastici che distrussero totalmente l’area di Ercolano e Pompei. Nella terza fase, durata fino alla tarda mattinata del 25 agosto, la grande nube raggiunse Capo Miseno. Gli scavi di Pompei, famosi a livello planetario, ci restituiscono, insieme a quelli di Ercolano, un centro abitato romano, la cui vita è rimasta ferma a quella terribile mattina del 79 d.C, quando il Vesuvio decise di cancellarlo dall’orbe terraqueo. A Pompei si accede attraverso la struttura a doppio arco di porta Marina, rifatta in epoca sannita e dopo la guerra sociale. A quest’ultimo periodo risalgono il Santuario di Apollo e la Basilica. Entrambi si affacciano sul grande Foro.
Le Terme del Foro sono una tappa obbligata nella visita agli scavi pompeiani: sono state costruite dopo l’80 a.C, secondo lo schema delle più grandi Terme Stabiane: ai lati delle fornaci si trovano la sezione femminile e quella maschile, in sequenza: spogliatoio (apodyterium), frigidarium (sala per il bagno freddo), tepidarium (sala tiepida), caldarium (sala calda). Il tepidarium era riscaldato con un grande braciere bronzeo donato da M. Nigidio Vaccula. Inoltre, telamoni separano le nicchie per accogliere unguenti e oggetti da bagno e stucchi a rilievo decorano la volta con partizioni geometriche e figure mitologiche. Sulla destra rispetto al complesso termale, via della Fortuna conduce alla Casa del Fauno, la più grande casa di Pompei, che deve il suo nome alla statua bronzea di Fauno che decora l’impluvio dell’atrio tuscanico. La casa fu costruita nel II secolo a.C, distruggendo un più antico edificio databile alla fine del III secolo a.C ed il suo proprietario doveva essere certamente un personaggio molto in vista nella comunità di Pompei in età sannitica e di alto livello economico, come dimostra il gran numero di oggetti d’oro e d’argento rinvenuti durante lo scavo e la lussuosa decorazione delle stanze di uso sia pubblico che privato. Purtroppo non conosciamo il suo nome. Sappiamo solo che fece scrivere sul marciapiede, di fronte all’ingresso principale, il saluto in latino HAVE, per ostentare la sua cultura in un periodo in cui, a Pompei, si parlava la lingua Osca.
Sul retro della casa del Fauno c’è la Casa degli Amorini Dorati, una delle case più belle di Pompei, per via delle decorazioni al suo interno. L’antica dimora deve il suo nome agli amorini su laminette d’oro, oggi conservati al Museo Archeologico di Napoli, che ornavano uno degli ambienti. Si ritiene fosse appartenuta a Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone. L’edificio è organizzato sul peristilio con giardino, su cui si aprono gli ambienti. Il giardino era decorato da rilievi e sculture in marmo, allusive al mondo naturale e dionisiaco, a volte usate come getti di fontana. La Villa dei Misteri é forse l’edificio più noto ed ammirato di Pompei, sia perché é il più bello e completo esempio di una grande villa suburbana, sia per via della sala tricliniare, dove si trova il grandioso fregio figurato che ha dato il nome alla villa.
Lo scavo della Villa, condotto fra il 1909 e il 1910 dallo stesso proprietario del terreno dove fu scoperto l’importante edificio, fu ripreso in modo scientifico negli anni 19291930, dopo l’esproprio dell’area da parte dello Stato Italiano. Nel corso dello scavo non furono recuperati molti suppellettili, né oggetti di lusso e ciò ha indotto gli studiosi a pensare che il settore padronale della Villa non fosse abitato al momento dell’eruzione, forse a causa dei lavori di ristrutturazione che vi si stavano eseguendo. Al contrario, la presenza di numerosi attrezzi agricoli e di altro materiale, ha dimostrato che la parte rustica era abitata, così come gli alloggi per gli schiavi. Questo dato è stato poi confermato anche dal ritrovamento di scheletri umani, molto probabilmente quelli del personale di servizio, tornati alla luce proprio nella parte servile della casa. Le Terme Stabiane sono le più antiche della città, anche se il loro aspetto attuale rivela i numerosi interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli. La palestra centrale è porticata, ad est si trovano gli ambienti per il bagno divisi in sezione femminile e maschile, a nord una latrina, ad ovest una piscina.
Lasciando le terme e svoltando a destra, per via Stabiana, si arriva al Foro triangolare, su cui si affaccia il Teatro Grande, portato alla luce tra il 1764 e il 1766 ed utilizzato, fino al 2009, per manifestazioni e spettacoli, per consentire i quali, al posto dei gradini, erosi dal tempo e coperti dall’erba, era stata collocata, intorno al 1950, su idea di Amedeo Maiuri, grande archeologo, una struttura di ferro leggera su cui venivano fissate delle tavole che, finita la rappresentazione, erano poi rimosse ,ripristinando lo stato di fatto. Il Teatro Grande, costruito in età sannitica, nel II sec. a.C, poteva accogliere circa 5000 spettatori. Nel teatro si rappresentavano le tragedie (Euripide, Seneca, Livio Andronico), le commedie (Menandro, Plauto) nonché farse (atellane) e pantomimi. Nelle pause, il pubblico si adunava nel grande portico quadrato posto dietro la scena, denominato Caserma dei Gladiatori. Questi sono solo alcuni dei più grandi tesori che la nostra Pompei custodisce… tesori di valore inestimabile, che sigillano per sempre la vita quotidiana di gente colpita da un improvviso e spietato destino.
