La misteriosa roccia apparsa dal nulla davanti al rover marziano “Opportunity” ha suscitato la curiosità dei ricercatori, che non sono al momento riusciti a dare alcuna spiegazione alla sua origine.
Come spiega il quotidiano britannico The Independent, l’oggetto è apparso in una zona precedentemente vuota e sulla quale la sonda non era passata in precedenza. Le teorie in proposito sono due: o un meteorite, oppure una roccia spinta lontano dalle ruote del rover. La seconda ipotesi viene ritenuta più probabile dagli esperti ma sta di fatto che la composizione della roccia – analizzata dagli strumenti della sonda – è dissimile da quanto incontrato finora su Marte, con alti contenuti di zolfo, magnesio e manganese.
“Opportunity” ha battuto il 20 maggio del 2010 ogni record di sopravvivenza sul Pianeta Rosso, detenuto dalla sonda Viking-1, rimasta funzionante per sei anni e 116 giorni. Nonostante qualche problema, sia “Opportunity” che la gemella “Spirit” – che invece ha smesso di funzionare quattro anni fa – hanno comunque dato risultati al di là di ogni speranza: la loro missione esplorativa su Marte è giunta al decimo anno, quando il periodo operativo inizialmente previsto dai tecnici non superava i novanta giorni. Le missioni fin qui lanciate verso Marte hanno finalmente accertato che l’ipotesi dei geologi, ovvero che il Pianeta Rosso abbia in passato ospitato degli oceani, è corretta: rimane appunto da vedere se tale situazione sia durata abbastanza a lungo da permettere lo sviluppo di forme di vita unicellulari, che potrebbero avere lasciato delle tracce fossili. A tale scopo la Nasa ha lanciato due anni fa la sonda “Curiosity”, la più pesante mai inviata nello spazio con oltre 900 chili di peso. La massa del pianeta è infatti troppo esigua e il campo magnetico troppo debole per trattenere un’atmosfera significativa, e temperatura e pressione atmosferica sono dunque attualmente troppo basse per permettere la formazione di H2O in forma liquida alla superficie (il ghiaccio è possibile, ma sublima direttamente in vapore di ghiaccio, rilevato dalle sonde orbitanti). E’ tuttavia possibile che sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono maggiori, possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari.
